mercoledì 28 aprile 2010

Paradossi dell'Est



Che per ritrovare l'Arca di Noè si dovesse far affidamento a letteralisti biblici di Hong Kong?

Pare di sì, secondo
http://leviedellasia.corriere.it/2010/04/gli_evangelici_di_hong_kong_e.html

A quando le prove?

MITOLOGIA INDIANA - Avatar non su Pandora! 7


Il Sesto Avatara di Vishnu è Parasurama, il "Rama con la scure", e ancora una volta dopo Narashima, torniamo ai Purana e agli Avatara "eroici" di Vishnu.

Sullo sfondo di un conflitto storico che per due generazioni devastò la costa del Malabar, il mito narra che la tardizionale superiorità dei Brahmani fu sfidata da re Kartavirya di Haihaya: questi, un fortissimo guerriero dalle cento braccia, andò a visitare Jamadagni, un saggio Brahmano dell'Ashram; il Rishi ("saggio" o "profeta") lo ospitò onorevolmente, ma lo sleale re, al momento di ripartire, rubò Surabhi (la "vacca dell'abbondanza" di cui parla il mito di Kurma Avatara) e insulta Renuka, la moglie di Jamadagni.



Parasurama, il quinto figlio del sacerdote, era stato istruito da Shiva stesso fino a diventare il "Dio dalla scure invincibile". Per vendicare l'offesa inseguì Kartavirya e lo uccise. Di rimando il figlio del re invase l'Ashram e uccise Jamadagni.
Parasurama giurò di vendicare il padre e sterminare tutta l'intera casta dei guerrieri (Kshatriya): e per ventuno anni proseguì la sua opera finchè non ne rimase alcuno vivo.
Puniti i sacrileghi, però, l'ordine sociale era stato alterato: una delle caste, fondamentale nella società induista, non esisteva più! Perciò furono gli stessi Brahmani a unirsi alle mogli dei Guerrirei sterminati, dando origine a una nuova schiatta di Guerrieri.

Alcune piccole note...
L'inclusione di Parasurama tra gli Avatara di Vishnu crea alcuni "problemi" mitici di coerenza: infatti Rama (o Ramachandra, il settimo Avatar di Vishnu)lo incontra e ne è rivale! L'incoerenza potrebbe trovare una sua conciliazione ai nostri occhi occidentali (per l'indù che conosce l'illusione e la contraddittorietà del nostrio mondo sensibile il problema ovviamente non si pone) nel fatto che storicamente Rama è un Avatar del nord, mentre Parasurama è una figura legata al Sud del subcontinente indiano.

Si narra che, con l'ascia donatagli da Shiva, Parasurama fermò l'avanzata dell'oceano salvando le terre di Konkan e Malabar.

Il Mahabharata sostiene che, a causa dello sterminio della prima stirpe Kashatriya e dell'origine della seconda dai Brahmani, in India non ci sia più una vera e propria casta di puri soldati.

Il furto di un bovino straordinario (qui la "vacca dell'abbondanza") come causa di una guerra, si ritrova all'altro estremo del mondo indoeuropeo, ovvero in Irlanda: la lunga guerra tra Connacht e Ulster è narrata nel "Tain Bo Cuialgné", ovvero "La razzia del bestiame di Quelgny", e culmina con lo scontro tra due tori leggendari, il Toro Bruno di Quelgney e il Toro dalle Bianche Corna di Ailell.

domenica 18 aprile 2010

MITOLOGIA INDIANA - Avatar non su Pandora! 6


Dopo una pausa (troppo lunga? Troppo breve? A voi la scelta...) riprendiamo la nostra narrazione dei Dieci Grandi Avatara di Vishnu (i Dasavatara). Stavolta il Conservatore si manifesa finalmente con una forma umana, anche se di un umano particolare... Quella di Vamana, un nano\gigante che forse solo la mente di David Lynch può riprendere con "onirica" pienezza.
Se vogliamo, questo è l'ultimo degli Avatara antichi, cosmici, insieme a Matsya, Kurma e Varaha: e infatti è ambientato non nella nostra era, ma nella Treta Yuga, la Seconda Era.

Si narra che il re Bali fosse un Daitya, un demone che grazie a infinite penitenze (tapas), mortificazioni e sacrifici (Yajna) aveva ottenuto il potere sui Tre Mondi. Pare fosse un re giusto e buono, nonostante la sua origine.
Gli dei temevano il suo potere, e implorarono Vishnu di intervenire a restaurare l'ordine che vedeva il loro potere prevalere su quello dei Demoni.

Durante una grande festa religiosa, era costume che i Brahmani-Sanyasi ("Brahmani girovaghi") fossero ricevuti dal re Bali e caricati di doni. Al Re apparve un Brahmano nano, coperto da poche vesti e da un ombrellino, figlio di Kasyapa e Aditi.
Vamana, questo era il suo nome, chiede al re un poco di terra, tanta quanta ne avrebbe potuto coprire con tre passi. Alla richiesta, Bali rise: egli era enormemente ricco e dominava tutta la Terra.
I Brahmani di corte, Asuraguru e Sukracharya, intuirono il pericolo e consigliarono al re di rifiutare, poichè temevano che dietro Vamana si nascondesse Vishnu; ma Bali, favorevole al tradizionale dovere della carità, concesse il dono, rafforzandolo col giuramento.
A questo punto, Sukracharya, il maestro spirituale di Bali, maledisse l'incauto allievo.

Allora Vamana miracolosamente crebbe di dimensione fino a sembrare infinito, divenendo il gigante Vishnu Trivikarma: costui con un passo coprì tutto il mondo umano, poi con il secondo coprì tutto il cielo.
Il territorio di Re Bali era ormai esaurito, e Vishnu chiese al (supponiamo esterrefatto) re, dove avrebbe dovuto porre il suo terzo passo; per mantenere la sua promessa, questi gli offrì tutto ciò che gli era rimasto, e cioè la sua testa: perciò Vamana pose il suo piede sulla testa di Re Bali, spingendolo dolcemente negli Inferi.

Alcune piccole note
Alcune versioni narrano che il magnanimo Vishnu, in graziea della fede e della generosità di Bali, rinunciò generosamente al suo terzo passo: così a Bali rimase la terza parte del suo dominio, cioè le regioni dell'inferno (Pataloka).

"Treta Yuga" signfica letteralmente "il terzo Yuga", ovvero il terzo dei grandi periodi in cui è diviso ciascun ciclo dell'Universo. Perchè allora abbiamo detto che la vicenda di Vamana si svolge nella seconda era? Ma perchè il computo si fa al contrario!
La prima era in ordine di tempo è la "quarta era" (sic!) o Krita Yuga (ma anche "Satya Yuga, o "Yuga della verità"); la seconda in ordine di tempo è la "terza" (Treta Yuga); la terza è chiamata "la seconda" (Dvapara Yuga); e infine la quarta è la nostra, la Kali-Yuga, l'età nera.

Successivamente Bali è stato identificato come discendente del giusto Prahlada, che abbiamo visto nel mito di Narashima; pare che il re fosse devotissimo di Indra, e così entrò in conflitto con il culto di Vishnu. Leggendariamente è legato alla città di Mahabalipuram (Capitale del Grande Bali), presso Madras, e molti testi dicono che fosse buono ed estremamente religioso: si dice addirittura che Vishnu si compiacque che il re avesse mantenuto la sua promessa a dispetto della maledizione del suo maestro spirituale e della prospettiva di perdere tutto, perciò lo chiamò Mahabali (riconoscendolo quindi come "mahatma" cioè "grande anima"). Di più: gli permise di ascendere nel cielo insieme alle altre divinità e gli concesse di dominare di nuovo il mondo nel prossimo Yuga, il Krita Yuga del prossimo ciclo.

Secondo una tradizione festeggiata ogni anno nel Kerala, Mahabali torna ogni anno nella terra della sua gente, per assicurarsi che vivano felici.

Il mito è una delle varianti della "promessa incauta", che appare anche nei miti di Semele, Fetonte, e in quello dell'Avatar Narashima.
Ma, se vogliamo, il paragone più vicino è quello di Didone: la regina fenicia ottenne di poter avere dal re Iarba una porzione di terra africana, tanta quanto ci poteva stare in una pelle di bue: Iarba credeva di potersi dimostrare generoso senza concedere quasi nulla alla regina esule. Tuttavia Didone tagliò la pelle in strisce tanto sottili da poter comprendere un territorio di ventidue stadi, su cui fondò Cartagine.

I "tre passi" di Vishnu del mito di Vamana sono una variante del mito più antico: originariamente Vishnu Trivikarma creava i tre Mondi con i suoi passi; il mito di Vamana, successivo, distrugge il potere di Bali e restaura l'ordine.

Se vogliamo trovare un'analogia "al contrario" ai tre passi di Vishnu, valutando come le distanze per glid ei siano ben diverse dalle distanze concepite dagli umani, possiamo riovolgerci alla leggenda dello Scimmiotto cinese: qui Sun Goku, sfidato da Buddha, fece un balzo di migliaia di li (le "miglia" cinesi) per ottenere il dominio dell'Universo... solo per scoprire di non essere uscito dalla mano di Buddha.

Un racconto cinese parla del Gigante Kuafu che rincorse il sole per un giorno intero, coprendo migliaia di miglia e riuscendo ad arrivare la sera al luogo in cui il Sole stesso riposava: insomma, coprì con i suoi passi l'intera lunghezza del mondo in un giorno. Lo stolto Kuafu però allungò le mani per prendere il sole e ne fu prosciugato.

venerdì 2 aprile 2010

TUTTI FIGLI DI EVEMERO\ REMYTHS - Demoni assassini, cagnoloni e viaggi nel tempo



Prima o poi vi parleremo anche di "Age of Bronze", la saga USA che rinarra in maniera evemeristica e archeologicamente "aggiornata" la Guerra di Troia.

Ma visto che, in attesa delle epiche avventure di Atenodoro l'Acheo, anche il fumetto italiano ha fatto una puntata sulla piana dello Scamandro, perchè non commentare questo Lilith numero 1 ("Il segno del Triacanto"), uscito per i tipi della Bonelli nel novembre 2008 e giunto tra le mie adunche mani colpevolmente in ritardo?

Il fumetto, scritto e disegnato da Luca Enoch, risente del suo essere il numero uno di una serie prevedibilmente pluriennale (anche perchè la cadenza delle uscite è semestrale!): molta, forse troppa carne al fuoco tra presentazione di protagonista, missione, comprimari e della terribile minaccia con i suoi sgherri.
Se poi si aggiungono da un lato la necessità di "dare il nome da battaglia" al personaggio una volta che abbia capito in cosa consisterà davvero la sua missione, e dall'altro la trovata dei viaggi nel tempo, ecco che la lettura di questo numero uno risulta non agevolissima.

Ma che c'entra tutto ciò col mito e con Troia?
C'entra, c'entra... perchè la prima missione della giovane Lyca, partita da un futuro lontano per giungere in diversi tempi del passato ed eliminare la minaccia che ha condannato la sua civiltà ad una vita sotterranea, questa missione, appunto, si svolge nell'ultimo anno dell'assedio di Wilusa la ventosa: la superba Ilio di cui cantò Omero.

E qui Enoch non resiste alla tentazione della razionalizzazione evemerista, ovvero di spiegare "razionalmente" e "scientificamente" tutto ciò che agli antichi doveva apparire sovrannaturale.
Visto che Lilith un fumetto di avventura fantascientifica in cui "tutto deve tornare", di immaginario ci possono essere solo i presupposti di immaginazione scientifica (viaggio nel tempo, modificazioni genetiche, ibridi...).

Sulla linea di un "Hyperion" ma anche, come detto, di "Age of Bronze", ecco così costruirsi un assedio umano, troppo umano.
Sulla piana di Taruisa, gli Achei\Ahhiya sono ingordi assedianti, con un Akireu\Achille sicuramente non invulnerabile, ma violento saccheggiatore delle città satelliti per sfiancare la città principale; armi e armature sono "filologicamente" corrette dal punto di vista archeologico; Troia appare secondo le ricostruzioni più recenti; scompaiono Elena e Paride, e l'assedio è motivato da questioni economiche.

Ma soprattutto il cavallo di Troia diventa una torre d'assalto e la conquista dei greci viene favorita da un terremoto... e così abbiamo così due spiegazioni del "cavallo di Troia" in una! Tra gli studiosi razionalisti c'è, infatti, chi sospetta che dietro il mito del cavallo di legno si nasconda una macchina d'assedio a forma di questo animale (e non del succssivo "ariete"), e altri che tirano in ballo Poseidone, dio del mare, ma anche dei cavalli (guarda un po'!) e dei terremoti: proprio un sisma, secondo alcuni dati archeologici, avrebbe fatto crollare parte delle mura di quella che viene identificata come la "Troia omerica".


Quanto agli dei, latitano. Abbiamo, in realtà solo un abbaglio, un'illusione: Lyca stessa viene scambiata per una dea sia dai Troiani che dagli Achei.
Ma anche i suoi poteri sono "spiegabili": è frutto di una mutazione genetica e di innesti non meglio spiegati, che le danno una forza sovrumana e una pelle invulnerabile; vola grazie a un suo "famiglio" (un cagnone\pantera parlante, volante e invisibile a tutti tranne che a Lyca); sarà lei a determinare la rovina di Akireu (Lyca è una citazione da Apollo Licio oltre che della "fanciulla peduta" di William Blake?), togliendogli la luce del sole... E leggete l'albo per sapere ciò che significa!

Per il resto la vicenda presenta alcune variazioni rispetto a Omero: oltre all'assenza di Paride ed Elena di cui abbiamo detto (ma anche di Menelao), Aiace Telamonio viene ucciso da Lyca così come un eroe troiano che leggendariamente era destinato a ben altro. Inoltre la ragazza è implicata anche nella "nascita" di Omero... sì, perchè c'è anche Omero che "assiste" in diretta a gran parte degli avvenimenti narrati!

Quanto al nome di Lilith, beh, la nostra eroina se lo merita. In preda a un furore berserk fa stragi, e la sua missione per distruggere un parassita che porterà alla rovina del nostro futuro, implica che sia una spietata assassina. Così un giovane fanciullo le darà il nome di Lilitu, la demone mesopotamica "portatrice di disgrazia, malattia e morte", come ci specifica in nota Enoch.
Ma visto che "Lilitu" è un nome che forse si poteva usare nella Troade ella tarda età del bronzo, ma non così attraente da un punto di vista editoriale, ecco che il cagnone si prepoccupa di dare l'equivalente ebraico di Lilitu, ovvero il nome della prima moglie di Adamo: la nostra Lyca rinnega il suo nome, e prende quello più spietato di Lilith.
Peccato che tra gli ebrei Lilith avesse abdicato lo sterminio generalizzato per concentrarsi sull'uccisione solo di bambini, cosa che non vedremo facilmente in un albo Bonelli!

Per la pagina di Lilith sul sito ufficiale della Sergio Bonelli Editore clicca qui!

domenica 14 marzo 2010

MITOLOGIA INDIANA - Avatar non su Pandora! 5


Narasimha, L’Uomo-Leone è il quarto Avatara di Vishnu
Si tratta di un mito meno antico dei tre Avatara che lo precedono nella successione classica (e di quello che lo segue): è il primo degli Avatara “eroici” di Vishnu, collocati in un passato mitico, ma, dal punto di vista dell’indusimo,”reali” o almeno “verosimili”.

In un passato mitico, il demone Hiranyakashipu (fratello di quell’Hyranyaksha ricordato nel mito di Varaha), aveva ricevuto da Brama il dono di non poter essere ucciso né durante il giorno, né durante la notte, né per mano di un uomo, né da un dio o da un animale.
Con tale potere, nulla sembrava poter fermare la sua ambizione, e la sua tirannia si diffuse sulla terra.

La tracotanza del demone lo spinse fino a meditare l’uccisione del proprio figlio, Pralahda, che era un fervente Vishnuita. Ma il demone, prima di uccidere Pralahda, voleva umiliare lui e le sue credenze.
Così lo invitò nel suo palazzo al crepuscolo, nella sala del trono sorretta da colonne. Qui il padre chiese al figlio se l’onnipresente Vishnu fosse anche lì, in quella sala, e se fosse in grado si salvarlo dalla morte. E per sottolineare la sfida, colpì con forza una colonna.


Immediatamente Vishnu apparve tra le colonne, nella forma di Narasimha: un gigante metà uomo e metà leone, che fece a pezzi Hiranyakashipu, salvando il suo devoto Pralahda.
Il dono di Brama fu così rispettato: il demone fu ucciso al crepuscolo, quindi né di giorno né di notte; e fu ucciso da Narasimha, quindi non per mano di un uomo, né a opera di un dio o di un animale.

Alcune piccole note...
Il mito è una variante del fiabesco “dono incauto” da parte del regnante a un personaggio che si rivela malvagio o, come minimo, dannoso. Lo stesso spunto si ritrova nel mito greco nelle storie di Fetonte e di Semele, ma anche, seppure in forma diversa, nella vicenda che porta al quinto Avatara di Vishnu, Vamana il Nano, che narreremo prossimamente.

La tematica dell’uccisione “impossibile” si ritrova nel MacBeth di Shakespeare: l’usurpatore scozzese non può essere ucciso da nessuno nato da donna, e non potrà essere sconfitto finché il grande bosco di Birnan non avanzi verso l'alto colle di Dunsinane contro di lui. Come accade per Narasimha, anche qui l’apparente impossibilità si rivela un gioco linguistico: ai soldati dei suoi avversari viene ordinato di tagliare i rami degli alberi per mascherare il loro numero, dando così la visione del bosco di Birnan che avanza verso Dunsinane; quanto a MacDuff, da cui MacBeth doveva guardarsi, è nato per un parto cesareo... e quindi “tecnicamente” non è nato da una donna!

Esiste una compagna di Vishnu-leone, chiamata Narasimhi.

venerdì 12 marzo 2010

MITOLOGIA INDIANA - Avatar non su Pandora! - 4


Il Signore Vishnu arriva a restaurare l'ordine (cosmico) perduto anche nella terza forma da lui scelta, ovvero quella di Varaha, il cinghiale.

La storia segue una linea che già conosciamo. Dopo il grande Diluvio-Pralaya ricordato nel mito del primo Avatar (Matsya Avatara), le Acque coprivano la Terra (Pritvi).
Per restaurare l'ordine, Vishnu discende sul nostro mondo in forma di gigantesco Uomo dalla testa di Cinghiale, e si getta nelle Acque del Diluvio, alla ricerca della Terra rimasta nelle profondità. Sconfigge il mostro Hiranyaksha, che aveva causato il Diluvio stesso, e finalmente raggiunge il fondo: qui finalmente solleva Pritvi e la riporta in superficie, tra l'esultanza di tutte le altre divinità.

Alcune piccole note...
In realtà questa forma è stata in un certo senso usurpata a Brahma, il Creatore: negli antichi testi del Vishnu Purana, proprio a Brahma fu attribuita la scelta di discendere sulla Terra sotto forma di Cinghiale (Varaha, appunto) dopo il Grande Diluvio.

Questo Avatara è il primo ad avere una moglie: Varahi... che, però, oltre al corpo, ha anche la testa umana.

Il recupero della Terra dalle profondità delle acque si ricorda nel mito degli Huron di cui abbiamo parlato a proposito di Kurma.
Era l'epoca in cui le acque coprivano tutto il nostro mondo, quando dall'alto cadde una fanciulla del Popolo del Cielo, assieme a un melo proveniente dal mondo superiore; la fanciulla fu salvata da due cigni, mentre l'albero cadde nell'abisso del grande oceano. Per creare un luogo in cui la fanciulla celeste postesse vivere, gli animali si gettarono nelle profondità delle acque: gli animali speravano di recuperare un po' della terra rimasta impigliata nelle radici dell'albero. Ma sia la lontra, sia il castoro, sia il topo muschiato che tutti gli altri animali fallirono nella loro ricerca.
Solo Toskwaye, il rospo, a prezzo della sua vita riuscì a riportare a galla uno sputo di terriccio. Esso fu steso sopra il guscio di Grande Tartaruga: allora miracolosamente la terra aumentò di volume, così come aumentarono le dimensioni di grande Tartaruga, finchè entrambe raggiunsero quelle del mondo che conosciamo.
Così da allora la terra emersa sta sopra il guscio di Grande Tartaruga, che ancora oggi galleggia sulle acque.

domenica 7 marzo 2010

MITOLOGIA INDIANA - Avatar non su Pandora! - 3


Vi abbiamo raccontato del primo degli Avatara di Vishnu, Matsya, il pesce che salvò il progenitore dell'attuale Umanità dal Diluvio Universale.
La storia del secondo Avatar, ovvero Kurma, la Tartaruga, ne deriva immediatamente, e anche questo è uno dei più antichi miti sulle manifestazioni del dio Preservatore che si ritrovano nei Vedanta, dove apparva Kasyapa-Tartaruga.
Ed è anche uno dei miti più curiosi che ci sia capitato di leggere, con il Caos primordiale usato un po' come il primo caseificio della storia!

Kurma appare in un mito di guerra celeste, se vogliamo uno dei tanti paralleli indiano della Titanomachia greca: il mito racconta della comeptizione tra gli dei del pantheon indù (i Devata) e i loro rivali e cugini, gli Asura.
Si narra che, in seguito al Diluvio, gli dei avevano perso la loro perpetuità, e implorarono Vishmu di soccorrerli. Questi, pietoso, si trasformò in tartaruga (Kurma significa appunto tartaruga) e sprofondò nell'Oceano degli Elementi (Samudra), invitando gli dei e gli Asura a seguirlo e a compiere un'opera grandiosa: "frullare" l'Oceano primordiale, come si fa col latte, per ottenere i meravigliosi prodotti che solo l'Oceano primordiale poteva donare.
Per fare questo, come frullino fu infilato nelle acque il Monte Mandara, con attorno il sepente Vasuki, re dei Naga e figlio di Kadru: collocato il Monte su Kurma, gli dei da una parte e gli Asura dall'altra tiravano alternativamente le estremità del serpente, per estrarre il "burro" della Amrita, cioè la bevanda immortale, il nettare degli dei, ovvero la Soma, l'essenza dell'essere, il perfetto sacrifico puro da offrire agli dei stessi.

Quando finalmente la bevanda fu pronta, una meravigliosamente sensuale fanciulla, Mohini, apparve e si preoccupò di distruibuire la bevanda. Mohini era bellissima, attarente più di ogni altra donna immortale, e i licenziosi Asura dapprima non si accorsero che la fanciulla dava a loro acqua, mentre distribnuiva l'Amrita agli dei, e in seguito la circondarono per accattivarsi i suoi favori, dimenticando del tutto la bevanda finchè questa non fu terminata dai Devata.
Solo a quel punto Mohini sparì, rivelandosi l'ennesima forma assunta da Vishnu: in questo modo il dio garantì la Soma (e l'immortalità) ai Devata, secondo il Dharma, l'ordine cosmico, e togliendola agli Asura, i rappresentanti dell'Adharma, la Disarmonia Cosmica.


Si dice che dal frullamento dell'Oceano, apparvero oltre alla Soma altre tredici cose, che insieme alla bevanda formavano le Chaturdasa Ratnam, le Quattordici Cose che più meritano di essere desiderate dai mortali, secondo l'idea del mondo degli Arya.
Esse sono:
1) Appunto la Soma-Amrita, di cui gli dei sono golosi tanto da berne fino all'ebbrezza, e a cui è dedicato l'intero terzo Veda, ovvero il Samaveda;
2) Lakshmi, dea della Fortuna e della Bellezza, sposa di Vishnu;
3) Dhanvantari, il grande medico simbolo della prefertta salute, che tiene la coppa dell'Amrita e che comporrà lo Yajur-Veda, il secondo dei Veda;
4) Sura, la dea del vino;
5) Chandra, il dio della Luna, equivalente alla Soma, e forse il simbolo della buona morte;
6) Rambha, una ninfa delle Apsara, il prototipo della buona amante (in alcune versioni non c'è Rambha, ma il vascello volante Pushpaka o Ratnavarshuka, il "Gioiello-Fulmine", con cui Ravana rapirà Sita e che Rama, altro Avatara di Vishnu, prenderà come bottino di guerra);
7) Uchchaihsravas, il re dei cavalli, il cavallo bianco prototipo del miglior cavallo del mondo;
8) Airvata, l'eccelso elefante, l'elefante bianco di Indra, il dio a capo degli dei vedici;
9) Parijata, l'albero addobbato con tutto ciò che si può desiderare nella vita;
10) Kaustubha, il più bel gioiello del mondo, al punto che Vishnu stesso lo porta al collo;
11) Surabhi (detta anche Kamadhenu), la vacca dell'abbondanza;
12) Sankha, la conchiglia simbolo della vittoria, che Vishmu tiene in una delle sue quattro mani;
13) Dhanu, il miglior arco del mondo, che sarà poi l'arma dell'eroe Rama;
14) Visha, il veleno, inteso come il greco "pharmakon". veleno mortale, ma anche ciò che dà la guarigione.

Alcune piccole note
In questo mito c'è chi ha visto il tema del ritorno alle origini: dopo il Pralaya, la ciclica distruzione del mondo a opera (stavolta) del Diluvio, il mondo torna al Caos, dove regna la Disarmonia-Adharma rappresentata dagli Asura.
Per riportare l'Armonia-Dharma, il mondo ha bisogno di un asse attorno a cui ruotare (il Monte Mandara) che funga da centro, e di essere inserito nel tempo (il serpente Vasuki). Solo "estraendo" la Soma e le altre Chaturdasa Ratnam, e distribuendo la Soma solo ai Devata escludendo dalla sua fuizione gli Asura, solo così il mondo potrà tornare all'Ordine precedente, se vogliamo il Kosmos (il mondo "ordinato") dei Greci.

Secondo altri il mondo poggia sulle molte teste di Vasuki, e che ogni suo movimento provochi terremoti. Per alcuni l'arca di Manu fu legata al cornpo di Matsya proprio usando Vasuki come corda.

Una tartaruga alla base del mondo? Non è un'esclusiva indù! Ad esempio tra gli Huron dell'America Settentrionale, il mondo giace sul dorso di una Grande Tartaruga su cui è stata sparsa la terra pescata dal fondo del Grande Oceano (i terremoti nascono quando la tartaruga si muove). La sua versione in piccolo è il mito del Fastitocalon (la Tartaruga-Isola) di cui ci parlano Borges e la Guerrero, e poi Tolkien, costruita sul modello dello Jasconius (il pesce-isola) della "Navigazione di San Brandano".