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sabato 28 dicembre 2013

Scudi Mitici - Intermezzo

Dopo una pausa, riprendiamo il nostro discorso sugli scudi mitici iniziata QUI, dove abbiamo narrato degli scudi dei Sette a Tebe, e QUI, dove abbiamo parlato dello scudo di Achille così come viene descritto da Omero nell'Iliade.
Eroe greco su vaso: il suo scudo ha la testa di Medusa

GLI SCUDI DI AGAMENNONE, ATENA E PERSEO

Nel mito e nell'epica classica due scudi hanno un posto d'onore, benché non al livello di quelli di Achille, Eracle, Enea: sono quelli dell'Atrìde Agamennone re dei re, e di Perseo. Assieme a loro non possiamo dimenticare quello di Atena Promachos, la guerriera. Esso dovrebbe essere il modello mitico di ogni scudo, anche se le immagini in esso raffigurate sono forse discendenza e non origine degli scudi degli eroi.

Lo scudo del re di Micene ha l'onore di apparire nell'Iliade prima di quello di Achille. Siamo nel Canto Undecimo (vv.15-46), e il Sire degli Achei si appresta a scendere in battaglia dopo l'impresa notturna di Odisseo e Diomede che ha rianimato gli spiriti in verità un po' depressi dei Danai.
Agamennone si veste di "bronzo accecante": gambiere con copricaviglia d'argento; la corazza donatagli dal suo ospite Cinira di Cipro, fatta di dieci strisce di smalto nerastro, dodici d'oro e venti di stagno, con sul collo draghi di smalto, tre per lato; balteo d'argento con un serpente a tre teste fatto di smalto; elmo con due cimieri e quattro ali. Per armi la spada con borchie d'oro e due aste con punta di bronzo.
E poi c'era lo scudo.
Non si tratta di uno scudo così riccamente decorato come quello di Achille, non merita una lunga ekphrasis, ma è comunque uno scudo notevole: era 
amphibrotèn, poludaìdalon aspìda thòurin,
kalèn
cioè "uno scudo (aspis) che copre tutta la persona, lavorato con fine arte (o 'con svariato lavoro'), bellicoso, bello"; correvano in giro dieci cerchi di bronzo e venti borchie di stagno, e al centro una borchia di smalto nerastro. A corona dello scudo la "tremenda visione" della Gorgone che guardava torva, e attorno a lei i due figli di Ares: Deimos (il 'Terrore') e Phòbos (la 'Paura').
Guerrieri e scudi da un vaso corinzio

Si tratta di uno scudo deciamente funzionale alla guerra più che all'estetica. E' pur vero che, a quanto sembra, Cratete di Mallo aveva interpretato i cerchi di bronzo di questo scudo come una allegoria delle orbite celesti (kykloi), ma assieme ai dati tecnici (il bronzo, le borchie) ecco un'immagine forte, quella della Gorgone e di Deimos e Phobos, destinata a spaventare i nemici.

La Gorgone al centro dello scudo non stupisca: lingua sporgente, zanne di cinghiale, guance rigonfie, bulbi
La testa di Gorgone sull'Egida
oculari fissi verso l'osservatore, serpenti attorcigliati attorno al volto, una barba forse a imitazione di strisce di sangue... Il volto della Gorgone appariva su pendagli apotropaici e su scudi di guerrieri in vasi del V secolo.

Ma non è la sola apparizione nell'Iliade: le prime armi descritte con dovizia di particolari appaiono nel Libro V (vv. 729-742) e appartengono addirittura alla dea della guerra 'intelligente', ovvero Atena, protettrice sia di Achille che dell'Atride.
La testa di Medusa appare al centro dell'Egida di Atena, per terrorizzare i suoi nemici o addirittura pietrificarli.
Cosa fosse l'Egida non è pienamente chiaro: la radice (e l'interpretazione degli autori) sembra portare ad 'aix,
aigòs', la Capra. Ecco quindi che questo scudo della dea, fatto della pelle di capra del Gigante Pallante, si orna della testa della Medusa, offerta da Perseo, attorniata da Lotta (che compare anche nello scudo di Achille), Paura (come nello scudo di Agamennone), Forza e Inseguimento, come ci dice Omero (qui nella versione di Vincenzo Monti) nel Libro V dell'Iliade, vv. 729-742
Né Minerva s'indugia. Ella diffuso
il suo peplo immortal sul pavimento
delle sale paterne, effigïato
peplo, stupendo di sua man lavoro,
e vestita di Giove la corazza,
di tutto punto al lagrimoso ballo
armasi. Intorno agli omeri divini
pon la ricca di fiocchi Egida orrenda,
che il Terror d'ogn'intorno incoronava.
Ivi era la Contesa, ivi la Forza,
ivi l'atroce Inseguimento, e il diro
Gorgonio capo, orribile prodigio
dell'Egìoco signore. […]
Quindi per Omero la testa della Gorgone è posta sull'Egida, che qui chiaramente è una sorta di armatura, o comunque una sopravveste del torace.
Ma in altre versioni questa (maledetta) testa si trova sul suo scudo.

Dobbiamo rifarci al mito di Perseo e la Medusa, la più conosciuta tra le tre sorelle Gorgoni.
Ricordiamo che tutto partì da una delle tante 'promesse incaute' del mito (e della fiaba): Perseo, figlio di Zeus
Atena e il suo scudo
e Danae, non poteva fare un dono di nozze a re Polidette, quindi si offrì di procurargli qualunque cosa il re avesse chiesto. Forse Polidette sorrise a quelle parole: in fondo le dichiarate nozze con Ippodamia erano solo uno modoper attirare Perseo nella trappola che avrebbe dovuto eliminarlo e consentire al re di prendere Danae, il suo vero obiettivo. Sia come sia, il re costrinse Perseo ad andare alla ricerca della testa della Gorgone. Il mostro era uno dei più pericolosi: era in grado di trasformare in pietra qualunque creatura vivente avesse incrociato il suo sguardo.
Ma l'eroe non era solo: la sua sorellastra Atena, che aveva motivi di rancore verso la Medusa, gli diede indicazioni e oggetti in grado di aiutarlo nell'impresa. Tra i vari oggetti, l'eroe ricevette uno scudo da Atena. Non aspettiamoci descrizioni su cosa ci fosse raffigurato: contava solo che il suo bronzo era talmente lucido che poteva fungere da specchio. Così, quando l'eroe si avvicinò alla Gorgone dormiente ed essa di alzò per attaccare, lui vide solo il suo riflesso nello specchio: il potere pietrificante della Medusa era vano se non la si guardava direttamente, e Perseo la decapitò senza problemi.
La testa però mantenne il suo potere: con essa Perseo pietrificò il titano Atlante che lo aveva insultato, il mostro Ketos per salvare Andromeda, e poi la usò per sconfiggere Polidette. Infine Perseo la donò alla sua dea protettrice e, come detto, Atena la collocò al centro del suo scudo... o della sua Egida.

Uno specchio di bronzo da una necropoli calabrese

Alcune piccole note
QUI potete trovare alcuni punti della discussione su come Cratete di Mallo (ripreso da Eustazio) avesse interpretato lo scudo di Agamennone, e le sue relazioni con lo scudo di Achille. Secondo l'autore il riferimento cosmico si adatterebbe più a questo scudo (fatto con 'kykloi', stessa parola usata per le orbite celesti) che a quello di Achille (dove le cinque zone sono 'ptykes')

Deimos e Phobos sono i nomi dei satelliti del Pianeta Marte. Hanno una curiosità: sono stati scoperti prima della loro scoperta ufficiale! Jonathan Swift, nei Viaggi di Gulliver (Parte III, Capitolo 3, anno di Grazia 1726) dice che 
They [the Laputians] have likewise discovered two lesser Stars, or Satellites, which revolve about Mars; whereof the innermost is distant from the Center of the primary Planet exactly three of his Diameters, and the outermost five; the former revolves in the space of ten Hours, and the latter in Twenty-one and an Half; so that the Squares of their periodical Times, are very near in the same Proportion with the Cubes of their Distance from the Center of Mars; which evidently shows them to be governed by the same Law of Gravitation, that influences the other heavenly Bodies.
ovvero 
Loro [gli abitanti di Laputa] hanno anche scoperto due stelle minori, o satelliti, che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro e il più lontano cinque; il primo compie il suo giro in dieci ore, il secondo in ventuno e mezzo: così che i quadrati dei loro periodi di rivoluzione sono quasi nella stessa proporzione con i cubi delle loro distanze dal centro di Marte, cosa che mostra chiaramente come siano governati da quella stessa legge di gravitazione che agisce sugli altri corpi celesti.
La scoperta "scientifica" di Deimos e Phobos avvenne solo nel 1897 dall'astronomo Asaph Hall attraverso un telescopio, e i loro periodi orbitali (7 ore, 39 minuti e 30 ore, 18 minuti) sono abbastanza simili ai periodi descritti da Swift!
Ringrazio Martin Mystère nn.54 e 55 per l'informazione di partenza, letta in tempi non sospetti!

Da wikipedia  
Fobos percorre un'orbita prograda quasi circolare, inclinata di 1,082° rispetto al piano equatoriale di Marte. Il satellite completa un'orbita in 7 ore e 39 minuti, più rapidamente di quanto il pianeta ruoti su se stesso - in 24,6 ore. Prima della sua scoperta, non era noto alcun satellite con tale caratteristica e Fobos ha continuato a rappresentare un'eccezione fino a quando le sonde Voyager non hanno individuato altri casi analoghi nel sistema solare esterno.
Guerrieri greci (e loro scudi, tra cui uno con la testa di Medusa) dall'Olpe Chigi

Zeus è Egìoco, cioè anche lui è dotato di Egida. Si tratta di uno scudo realizzato da Efesto per il padre, usando la pelle di Amaltea, la capra che allattò il futuro Signore dell'Olimpo: lo scudo era indistruttivile, in grado di resistere alla folgore. Zeus lo usa non come scudo da combattimento, ma come arma: scuotendolo, scatena le tempeste.
Partendo dall'interpretazione di un brano di Esiodo, per altri l'Egida di Zeus è un cerchio di nubi che si addensa attorno al capo di Zeus quando c'è il tuono divino ("Zeus Cupotonante").

Dal corno di Amaltea si ricavò, secondo alcuni, la Cornucopia.

Secondo la versione della Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro, per errore la giovane Atena uccise in una lotta simulata la sua compagna di giochi Pallade; addolorata, assunse il nome dell'amica (e da allora fu nota come Pallade Atena) e prese il suo scudo.
La scena sarebbe avvenuta nei pressi del Lago Tritonide, uno sciott dell'attuale Tunisia, un tempo più ampio.

Ricollegando questa vicenda all'Egida di Atena, occorre ricordare che per Erodoto le donne libiche si vestivano con grembiuli di pelli di capra, adornati da frange: un'interpretazione dell'Egida è infatti non tanto lo scudo della dea, quanto una corta corazza con le frange. La testa della Gorgone, secondo questa versione, quindi sarebbe sul petto di Atena, non sul suo scudo.

Lo scudo della statua di bronzo di Atena Promachos era stato realizzato su modello di Parrasio dall'artigiano Mys. Secondo la descrizione di Pausania (I, 28, 2) esso sarebbe stato decorato da una scena di centauromachia eseguita a sbalzo.
Atena e il suo scudo, da un vaso greco
Un'altra celebre statua di Atena con scudo è quella di Atena Parthenos, la dea come "vergine". Si trattava di una statua crisoelefantina (cioè realizzata con oro e avorio), scolpita da Fidia nel 438 a.C. Fu collocata nella parte anteriore del Partenone, il tempio posto all'entrata dell'Acropoli di Atene che proprio da essa prese il nome. Il braccio sinistro della dea reggeva una lancia e poggiava su uno scudo, ornato sul lato esterno dalle scene di una centauromachia e su quello interno da una gigantomachia. Tale scudo aveva un diametro di quattro metri, e nascondeva il serpente Erittonio, sacro ad Atena. La dea indossava il peplo, contraddistinto da pieghe profonde, chiuso con una decorazione che rappresentava Medusa, e l'egida, l'armatura che spesso è presente nelle sue raffigurazioni, ornata al centro dalla testa di una Gorgone.

Se volete saperne di più sulla Medusa, potete consultare il dettagliatissimo sito costruito dall'Università di Bergamo a QUESTO indirizzo.

Dal tronco decapitato di Medusa nacquero i figli che aveva concepito con Poseidone: il cavallo alato Pegaso (Poseidone era legato ai cavalli, e un colpo di zoccolo di Pegaso fu l'origine della fonte Ippocrene) e Crisaore, l'eroe dalla spada (o falcetto) d'oro, padre di Gerione e, secondo alcuni, di Echidna.
 
Secondo alcune versioni, la Medusa non era orrenda fin dall'inizio, ma anzi era una bellissima fanciulla con ancor più splendidi capelli. Poseidone si invaghì di lei, e la sedusse in un tempio di Atena. La dea, irata per il sacrilegio, trasformò i capelli in un groviglio di serpenti, i suoi denti divennero zanne e il suo sguardo capace di pietrificare.
Poi la dea pianificò la morte di Medusa come vendetta finale.
La canzone Medusa Cha cha cha di Vinicio Capossela ci ricorda che siamo in arretrato di troppe analisi sulle canzoni mitiche del nostro aedo...
 

sabato 29 settembre 2012

PARTI AL MASCHILE 1 – UN UTERO ANOMALO



Gli dei sono diversi dagli esseri umani.
E questo è un dato di fatto.

Perciò non chiedete a un dio di avere figli in una maniera “normale”, umana.
Gli dei possono concepire in mille forme (pioggia, animali, falli emergenti dal fuoco...) e possono partorire in mille modi.

In particolare, il parto non è proibito agli dei maschi. E non stiamo parlando di figure ermafrodite, ma di veri e propri maschi. Solo che possono, a volte, rimanere “incinti”, e a volte garantire un utero non esattamente tradizionale per bimbi altrettanto non tradizionali.

Il primo esempio ci viene da Zeus, ovviamente.
Poteva il cupotonante limitare la sua potenza generatrice alla sola parte maschile? Poteva non essere madre\padre solo perché non aveva organi di riproduzione femminile?
No, certo. Zeus non si ferma a ostacoli così banali.

Si narra che Zeus sposò la dea Metis, la Saggezza. Era una titanide Oceanina, una cugina, ma era stata dalla parte degli Olimpi nella grande guerra cosmica che consegnò il mondo alla generazione di dei giovani.
Anzi. Metis aveva dato i consigli decisivi.

Così Zeus la sposò. C'è chi dice che fu la prima sposa, chi la mette dopo altre dee, ma qui poco importa. Sta di fatto che, come sempre capitava con il Signore dei Fulmini, la compagna fu presto incinta.
Fosse il primo figlio atteso, o fosse l'ennesimo, colui che godeva del titolo onorifico di Padre degli Dei si vantò che sarebbe stato padre effettivo.
Ma...

C'era un “ma”. Grosso come una casa. O, per meglio dire, grosso come il trono olimpico.
Il Fato comunicò via oracolo col futuro papà: il figlio di Metis sarebbe stato più potente del padre. Anche se il padre fosse stato Zeus.

Piccolo problemino di famiglia: Urano, il primo dei signori del mondo, era stato detronizzato (e castrato a colpi di falcetto, detto per inciso) dal figlio giovane, Crono.
Il quale Crono era stato detronizzato dal figlio giovane, Zeus.
Insomma: Zeus aveva le sue ragioni per credere che l'oracolo non scherzasse.

Così il futuro Padre, temendo castrazioni e distruzioni, decise di risolvere il problema brutalmente. Non con un “semplice” aborto divino (gli dei non lo facevano), ma affrontando il problema alla radice: divorò la futura madre in un solo boccone!

C'è chi dice che non se la mangiò in forma umana (o, per meglio dire: titanica). I razionalisti greci non erano così esagerati.
Siccome erano razionali, dissero che prima Zeus convinse (o costrinse?) Metis a tramutarsi in goccia d'acqua o in una cicala o in una mosca. Sta di fatto che così tramutata, se la inghiottì.
Se anche gli dei trovavano gustosi gli insetti, se la gustò. Se no, il sacrificio valeva la candela.
E non ci pensò più.

In realtà ci dovette ripensare presto. Metis era sopravvissuta: era la vocina che parlava dentro Zeus continuando a dargli i buoni consigli prudenti su ogni cosa.
Mogliettina davvero devota, questa Metis.

Ma se la sposa sopravviveva dentro Zeus, che fine aveva fatto il feto? C'era anche lui. Metis non solo era ancora “viva” (se questo termine ha un senso per gli dei), ma continuava la sua gravidanza.
Anzi. Pare che dentro Zeus si sia data da fare per preparare un'armatura al futuro pargolo. Dove Metis trovasse attrezzi e metallo nel corpo di Zeus non è dato saperlo, ma il “povero” mancato papà iniziò a soffrire di mal di testa sempre più feroci.
Un'emicrania che gli spaccava la testa in due.
Anzi. A un certo punto, in assenza di cachet divini, il re degli dei non ne poté proprio più. Convocò Prometeo, il titano artigiano, o Efesto, il dio fabbro (ci sono entrambe le versioni) e per risolvere il problema del mal di testa, chiese che gli si spaccasse il cranio.
Ora: non sappiamo cosa passò nella testa dell'incaricato della “delicata” operazione di chirurgia cranica, ma sappiamo che il raffinato bisturi che agì sulla sacra cervice fu una pesante ascia bipenne usata a piena forza.
E con efficacia.

Il cranio di Zeus si aprì e ne spuntò fuori, come un'archetipica Cappuccetto Rosso dal ventre del lupo, la dea Atena, armata di tutto punto, con armatura, lancia e scudo. E invece del classico vagito, lanciò un terrificante urlo di guerra.

Il mito non ci racconta come il cranio di Zeus fosse stato rimesso a posto, né si chiede come dallo stomaco in cui probabilmente stava Metis, la figlia uscì dalla testa divina.
Ma Atena era la dea dell'intelligenza e delle arti, quindi al mitografo sembrava giusto che uscisse dalla testa di Zeus.
E Zeus non ebbe più il suo colossale mal di testa.

E l'oracolo?
Gli Olimpi sono maschilisti. Le teste calde (non spaccate in due) che volevano prendere i posto dei padri erano, appunto maschi. Per quanto Atena fosse forte e intelligente, era un donna, e quindi non era una minaccia per l'augusto genitore.
Anzi: divenne la sua più fidata consigliera e alleata. Ed essendo “nata dal solo padre”, era sempre pronta a schierarsi con lui, facendo in modo che le “quote rosa” dei dodici grandi dei (sei dei e sei dee) non facessero mai fronte unico contro gli dei maschi... finendo sottomesse al volere dei compagni.

Immaginiamo compiaciuto di come era uscito da questa situazione, Zeus si dedicò ad altri amori. E, seppur non lo sapesse ancora, si avviò lungo la strada che lo portò a partorire una seconda volta.

Ma questo lo racconteremo più avanti.

domenica 14 giugno 2009

GO(D)Ssip - Concorsi di bellezza divina 2

Il concorso di bellezza per eccellenza fu il Giudizio di Paride. Tre dee bellissime (Era, Atena, Afrodite), un giudice mortale (Paride, principe di Troia, in quel momento pastore), un presentatore (Ermes), un premio ambito (una mela d’oro su cui c’è la scritta “Alla più bella”).

Paride fa il furbone. Vista la situazione, chiede di valutare le dee al naturale, ovvero completamente nude: il pastorello cerca di prendere il massimo da quella strana situazione che non promette nulla di buono.

Le tre dee, invece di scandalizzarsi e trasformarlo in rospo, accettano. Sono furbette anche loro: più che punire mortali, ciascuna di loro vuole umiliare le altre due concorrenti, sbatter loro in faccia per l’eternità chi è la più bella. Poter dire: “Mi rubi questo santuario? Ma io sono più bella di te!”.
Dee molto terrestri, quindi.
Così, per ciascuna delle tre, presentarsi nuda e farsi “esaminare” dal giurato, è l’occasione per tentare la corruzione dello stesso. Cose che si vedono anche tra i mortali, insomma.

La prima a presentarsi è Era, la boopis (dagli occhi grandi come quelli di un bue... caratteristica di raffinata bellezza per i Greci). La regina degli Dei non è niente male: la sua bellezza da donna adulta ma nel pieno del suo fascino, tiene legato Zeus (benché il maritino si diletti di cornificarla appena può), e un bagno annuale nella fonte di Canato, presso Argo, le restituisce ciclicamente la verginità.
Mentre Paride esamina con cura ogni centimetro del corpo divino, la Regina degli Dei gli sussurra che se scaglierà lei, Paride sarà ricompensato con la signoria su tutta l’Asia e immense ricchezze.

Poi è la volta di Atena, la glaucopis (occhio ceruleo), forse per la prima volta senza l’elmo (Afrodite aveva insistito su questo fatto: pare che la capigliatura delle dea sempre armata non fosse in ordine). Anche questa dea non è niente male. Possiamo immaginare un fisico asciutto, temprato da mille battaglie... quel mix di femminilità e di androginia che fa impazzire tanti maschietti.
E in più la dea fa la sua corruzione: se Paride sceglierà lei, gli dice a bassa voce, la dea farà di Paride l’uomo più saggio della terra e un guerriero invincibile.

La terza è la divina Afrodite, che priva della sua famosa cintura ammaliatrice, tuttavia sfoggia la parte anatomica che la ha resa famosa come la dea Callipigia (ovvero: dal bel sedere).ma nonostante il suo fulgore, anche Afrodite tenta la corruzione: nell’esame, dice a Paride che ricchezze e regni non gli sono necessari, in quanto è figlio di Priamo re di Troia e di mezza Asia (e questo, secondo le leggende che volevano Paride abbandonato alla nascita e inconsapevole delle sue origini, deve essere stato un bel colpo di scena).
E poi promette a Paride, l’uomo più bello del mondo, l’amore della donna più bella del mondo, ovvero Elena di Sparta.

Paride tentenna. Chiedi informazioni su Elena. Risposta: “Elena, figlia di Zeus, è bionda e di carnagione delicata, perché nata da un uovo di cigno. Gli uomini hanno lottato per lei fin dalla sua più tenera infanzia, e tutti i principi della Grecia hanno chiesto la sua mano. Benché sia sposata a Menelao, io giuro che la farò innamorare di te”.

Paride non tentenna più: una gran bella figliola, la più bella del mondo, anzi! E poi far vedere a tutti che lui viene scelto a dispetto del fior fiore della Grecia...
Ovviamente Paride consegna la mela ad Afrodite, guadagnandosi la protezione della dea e, dopo poco tempo, Elena.

E, come accade in tutti i concorsi di bellezza, che fanno le escluse? Non si poteva fare ricorso al giudizio, ma vendicarsi sì. Ed essendo dee, non si limitarono a pubblicare indiscrezioni maligne sul web relative agli amorazzi di Afrodite, o all’incapacità di giudizio del giurato, ma prepararono la distruzione di Troia e di tutta la casa di Paride.
Una dea, come una donna, non prende mai bene il fatto che non apprezzino le sue grazie!

sabato 13 giugno 2009

GO(D)Ssip - Concorsi di bellezza divina 1

L’estate porterà anche quest’anno con sé la solita pletora di concorsi di bellezza per maschi, femmine, cantanti, mamme, frequentanti spiagge...

Anche i nostri amati dei ogni tanto si dilettavano in gare di bellezza, anche se con premi (e conseguenze) certamente non paragonabili a una foto su un rotocalco estivo.

Ovviamente la vasta folla conoscerà il celeberrimo Giudizio di Paride, la causa prima (?) della Guerra di Troia.
I presupposti in sintesi: gli dei sono al banchetto delle nozze di Teti e Peleo, ma come sempre qualcuno viene escluso. Cioè la vecchia zia Eris.
Anche gli dei sono un po’ da capire: in fondo, invitare a un matrimonio la dea preposta alla Discordia non sembrava di buon auspicio (e infatti il matrimonio andò male lo stesso). La dea, vendicativa, si intrufola lo stesso e lancia sul tavolo una mela d’oro con una scritta enigmatica: “Alla più bella”.

Apriti cielo! Subito si alzano tre dee, che da buoni modelli per le donne mortali, non accettano di essere seconde a nessuno in bellezza.
Si candidano al ricevere la mela Afrodite, dea dell’Amore e della bellezza, Era, la moglie ufficiale di Zeus, regina degli dei, e Atena, la dea delle arti e della guerra (e, a differenza delle altre due, sempre vergine, benché anche Era avesse i suoi trucchetti).

Zeus, l’arbitro per eccellenza, è in difficoltà. Scontentare la moglie (abbondantemente cornificata), la figlia nata dalla sua testa o l’altra figlia che lo avvince nelle trame amorose?
Il saggio re degli dei si comporta da alto burocrate: vista la rogna che può portare solo guai, scarica la palla a un piccolo sottoposto, con la banale giustificazione che, per decidere quale sia la dea più bella, meglio chiedere al mortale più bello. Ovvero Paride.

E’ pur vero che secondo alcuni mitografi, dietro la mela e la seccatura della decisione, c’era proprio un piano di Zeus per rovinare Troia attraverso Paride, ma nel dubbio, tocca al mortale risolvere un problema divino... e beccarsi le conseguenze.

Così Ermes, l’araldo (il Carlo Conti della situazione) si reca da Paride, lo blandisce e lo informa dell’incarico. Ovviamente un rifiuto o una dichiarazione di incapacità a scegliere non è possibile (Paride non è un burocrate di alto livello: in quel momento fa il pastore, e non può scaricare l’arduo giudizio al suo ovino prediletto).

E qui succede ciò che si mormora succeda in ogni concorso di bellezza: il giurato cerca di approfittare delle concorrenti, e le concorrenti, lungi dallo schifarsi, anzi cercano di corrompere il giurato.

Paride se la gioca bene. Dichiarandosi abbagliato dalla bellezza delle dee, diversa per ognuna, ma splendente, chiede un supplemento di valutazione: ovvero vuol vedere le dee nude!
Cosa mica da poco: Atteone vide nuda Artemide, e la dea per punizione lo tramutò in cervo e lo fece sbranare dai suoi cani. Il fatto che Artemide non fosse nella terna delle finaliste a questo concorso, forse ci fa immaginare che più che per punire un oltraggio, Artemide volesse evitare che Atteone raccontasse qualche particolarità fisica della dea non attraente (cellulite? Gambe storte?).

Comunque le dee accettano. Non c’è in ballo l’oltraggio di un mortale che le veda nude, c’è da far schiattare le altre due per l’eternità!

E così la prima delle dee si presenta al pastorello...