venerdì 18 aprile 2014

OPERAZIONE ARCA 1 - VITA SULL’ARCA


Immagine tratta da http://www.g-web.it/allegati/noah-s-ark_6761.jpg

LA VITA QUOTIDIANA 
AL TEMPO DEL DILUVIO

Il film “Noah” ha riportato alla luce alcuni dubbi che l’uomo comune occidentale si è posto nel corso della sua formazione, ma che poi ha rimosso con un’alzata di spalle e la canonica risposta: “In qualche modo avranno fatto!”
Sono dubbi perfino più strazianti di quelli come “Ma se c’erano solo Caino e Abele (Set è arrivato dopo), con chi hanno fatto figli?”, e riguardano la vita sull’Arca. C’era spazio? Si mangiava bene? E soprattutto **cosa** si mangiava?

Ora: stiamo parlando dell’Arca di Noè, non quella dell’Alleanza (lì sappiamo che si stava stretti, viste le dimensioni e tutto quello che vi era stipato dentro). Si, quella del Diluvio Universale (o particolare che fosse) di cui abbiamo narrato in altre epoche le varianti azteche, cinese, indù.
E questi dubbi vennero prima di noi a pii Rabbini che, con un pizzico di fantasia condita con ragione e tanta dottrina, hanno risolto secoli fa i nostri dubbi.

Vediamo un po’ di illustrare le risposte ai principali problemi.
L'immagine è presa dal web, ma copia di questo puzzle troneggia nel mio salotto!

1) LO SPAZIO
L’Arca non era immensa, questo è un dato di fatto. Anche senza appellarsi a interpretazioni sulle misure, la nave era una sorta di parallelepipedo di legno di cedro impeciato con calce e bitume: Dio in persona la disegnò con tre ponti, lunga 300 cubiti da poppa a prua, larga 50 cubiti da una fiancata all’altra e alta 30 cubiti dal boccaporto alla chiglia, e un tetto alto un cubito; una porta su un lato per l’accesso. Ogni ponte era diviso in centinaia di cabine destinate alle diverse specie.
Già: le specie.

Senza tener conto di figlie adottive provenienti da Hogwarts, nell’Arca di dovevano stare Noè e la moglie (Naamah figlia di Enoch), i suoi tre figli Sem, Cam e Jafet con rispettive mogli (figlie di Eliakim figlio di Matusalemme) e figli; e poi non due coppie di animali come si dice spesso sulla scia della Genesi 9.19, ma sette paia di animali puri, compresi gli uccelli puri, e due di animali impuri inclusi i rettili. I Liocorni erano evidentemente considerati impuri [1] ma erano ritardatari; i dinosauri, da buoni rettili, dovevano essere a coppie, ma anche loro erano troppo pigri o troppo superbi per imbarcarsi sull’Arca, e meritarono lo sterminio[2]. E comunque una coppia di Tirannosauri, per quanto giovane, avrebbe di certo creato qualche problemino durante la navigazione.

Un Re'em? O solo un "banale" unicorno?
Nell’Arca trovarono posto anche alcuni spiriti erranti e alcuni animali mitologici. A una coppia di giovani Reem [3], piccoli d’età ma troppo grandi per stare nelle cabine, furono legati i corni in modo che le narici si appoggiassero sulla poppa; essi nuotarono dietro l’imbarcazione: non sappiamo se fornissero loro la forza di propulsione, anche se sembra verosimile che la barca si muovesse per pura volontà divina (o si abbandonasse ad essa).
Seguono poi le eccezioni al sistema delle coppie, dovuta ad esigenze “tecniche”: la Fenice salì da sola, poiché essa non ha compagno. E’ appena il caso di notare che essa, benché non segua il dettame divino del “Crescete e moltiplicatevi” [4] è un animale benedetto, poiché a differenza di tutti gli animali che si trovavano nell’Eden, rifiutò di mangiare il Frutto Proibito che le fu offerto da Eva.
Il gigante Og [4], figlio di Hiya (figlio di Shemhazai) e di una donna che poi aveva sposato Cam, si aggrappò a una scala di corda, fu nutrito da Noè, si dichiarò suo schiavo ma poi se ne andò senza salutare. Ingrato? A dire il vero non sappiamo se il gigante, in realtà, si sia anchilosato le mani o si sia addormentato e sia caduto in acqua senza che nessuno se ne accorgesse!
Se il Leviathan e Rahab vivevano nel mare, possiamo pensare che l’uccello Ziz [5] avesse posto nell’Arca, così come Behemot [6], che pure sapeva nuotare: dove potessero essere inseriti animali così enormi è un problema che neppure i più saggi hanno risolto.
Da notare che Dio aveva previsto che potessero entrare nell’Arca solo i maschi che si accoppiavano esclusivamente con le femmine della specie e le femmine che accettavano di essere montate dai maschi (e non viceversa :-p ), poiché ormai non solo gli uomini violavano i comandamenti divini.

Tenendoci bassi con le cifre, calcolate le circa 6.500 specie di rettili [7], fingendo che tutti le circa 5400 [8] specie di mammiferi fossero tutte impure (giusto per ammortizzare il numero di specie di mammiferi marini che, ovviamente, sguazzarono allegre per il mondo sommerso [9]), e le circa 10.000 specie di uccelli [10], abbiamo circa 20.000 coppie, ovvero 40.000 animali di tutte le taglie.
Invochiamo la dea Matematica perché l'Errore non ci inganni. 
Teniamo conto delle misure della nave: 300x50x30 cubiti = 450.000 cubiti cubi, con 1 cubito = 44,45 cm in media [11]. Ovvero lo spazio complessivo era di circa 20.000.500 cmc, che diviso per i 40.000 animali ci dà uno spazio medio di 500,06 cmc a testa… insomma: pur tenendo conto delle differenza di dimensioni tra le specie, si stava strettini [12]!

Il tutto senza calcolare che Noè avrà dovuto imbarcare anche le sementi delle diverse piante…


2) IL CIBO
Genesi 9.21 dice che Dio raccomandò a Noè: 
“Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro.”
Già, ma quanto cibo serviva? Il problema è la durata della crociera (si veda oltre).

Si dice che il cibo sia stato procurato dagli angeli custodi di ciascuna delle specie viventi [13]: scesi dal cielo avrebbero portato canestri di foraggio sull’Arca prima di guidarvi le coppie di animali.
Gli animali non solo volevano mangiare all’ora in cui erano abituati, obbligando Noè e figli a non dormire mai (!) per provvedere alle loro necessità, ma ognuno voleva seguire la sua dieta: il cammello voleva la paglia, l’asino segale, l’elefante tralci di vite (!), lo struzzo vetri rotti (!!!).
Anche Noè e i suoi dovevano pur nutrirsi, e supponiamo di cibo kosher: sappiamo che c’erano almeno le melagrane per l’episodio del camaleonte.
Il camaleonte, infatti, guardava lagnoso tutti con i suoi occhi laterali, ma nessuno sapeva che cibo dargli: respingeva tutto. Un giorno, però, Noè aprì una melagrana, forse nella sua breve pausa pasto: dal frutto uscì un verme che subito fu preso dalla lingua del camaleonte e divorato con, immaginiamo, sollievo.
Al che Noè prese le sue misure: fece una poltiglia di sterco di cammello (prima dobbiamo immaginare che fosse stato buttato a mare), e cibò i camaleonti con i vermi che si formavano. Sull’Arca, evidentemente, le teorie sulla generazione spontanea erano ben lungi dall’essere state smentite! [14]

I leoni erano stati colpiti dalla febbre. Già notoriamente puzzolenti per conto loro (Nella stia mi par esser col leone \ quando a Lutier son presso ad un migliaio, \ ch'e' pute più che 'nfermo uom di pregione \ o che nessun carname o che carnaio”, ricordava ancora oltre duemila anni dopo Rustico di Filippo), furono costretti a mangiare erba come i buoi, con immaginiamo simpatici effetti.

Secondo altri tutti gli animali, uccelli, esseri striscianti e famiglia noachiana si cibarono di pane di fichi. La manna non risultava ancora pervenuta dal cielo, forse era in via di sperimentazione.

L’unico animale che non mangiava e non rompeva era la fenice. Noè le chiese perché non avesse chiesto cibo, e l’uccello rispose che non voleva dare fastidio visto che il patriarca era già oberato di lavoro.
Noè, a quel punto, trovò il tempo di benedirla pregando che Dio non la facesse mai morire.
Ma d’altronde, lo sappiamo, la Fenice non ha compagno, e si nutre di perle d’incenso.
3) ILLUMINAZIONE
Dio aveva provveduto anche all’illuminazione attraverso il misterioso tsohar di cui poco sappiamo.
Sul tetto dell’Arca brillava una perla (antenata di quella di “Gran Valore” del Vangelo [15]?), che aveva una luminosità variabile nel corso del giorno: quando impallidiva Noè capiva che era spuntato un nuovo giorno, quando il suo splendore aumentava, Noè sapeva che era giunta la notte, e quindi non perse mai il conto dei sabati [16].
Secondo altri la luce veniva da un Libro sacro rilegato con zaffiri, regalato da Raffaele e Noè. Il libro conteneva “tutta la sapienza delle stelle, l’arte di guarire e di tenere a freno i demoni” e il patriarca lo lasciò al figlio Sem; passò poi di mano in mano ad Abramo, Levi, Mosé, Giosué e Salomone [17].
La luce era indispensabile, visto che nei primi tempi la pioggia fu costante e il cielo non poteva aiutare con le tempistiche; inoltre il sistema di luminosità variabile permetteva alla famiglia del patriarca di sapere a che ora si era per poter alimentare gli occupanti della nave all’ora giusta, come abbiamo detto sopra.
Il lavoro era talmente immenso che, per i primi dodici mesi di navigazione, Noè e figli non dormirono mai…

Ma di questo parleremo nel prossimo post.


[1] Nota per i criptozoologi: a questo punto risulta chiaro che, pur essendo da alcuni stolti considerati parenti del cavallo, i Liocorni avevano l’unghia fessa. La Bibbia non è imprecisa su questi particolari!

[2] A meno che, come sostiene qualche ispirato letteralista, Dio non abbia messo i fossili proprio per testare la fede degli uomini che li avessero trovati, e i dinosauri non siano mai esistiti per davvero.

Se aveste dubbio di ciò, ricordatevi che tra papi corrotti, sistemi calendariali sballati, ore legali non previste dalla Bibbia e altre amenità, i giorni della settimana non corrispondono più a quelli stabiliti da Dio in principio. Il tutto forse come conseguenza di un inganno raffinato del Signore degli Inganni, che vuole portar l’uomo alla dannazione non facendo rispettare il Sabato. Ma alcuni altri ispirati letteralisti (usare il termine “illuminati” rischia di evocare autori specializzati in gossip blasfemi) hanno risolto il problema: con abile mossa hanno usato Internet (strumento del demonio) per darci il calendario giusto. Sincronizzate le vostre candele su questo SITO e buon Sabato!

Non dimenticate che c’è una discrepanza in più dovuta al fatto che il Sole, che gira intorno alla Terra come ormai è dimostrato (QUI le prove scientifiche!) si fermò su richiesta di Giosuè, come testimoniato da Giosuè 10.12-14.

PS: non è mia intenzione offendere nessuno e nessuna credenza. Mi limito a osservare le religioni esistenti, e gli elementi mitici in esse presenti, sullo stesso piano, a volte con un pizzico (si spera) di ironia. Ma se volete visitare i link segnati sopra (di cui uno crede davvero alla teoria geocentrica e l'altro no: scoprite quale dei due sia il burlone!), lo fate a vostro rischio e pericolo, soprattutto se prendete seriamente tutto ciò che c'è scritto sul web...

[3] Il Reem è una sorta di toro selvaggio gigantesco, grande a tal punto che il suo collo è lungo tre leghe e il suo corno destro arriva fino al cielo; un Reem neonato è più grande del Monte Tabor, e il suo sterco è in grado di far straripare il Giordano (!). Si dice che possa esistere solo una coppia di Reem alla volta: ogni sette anni il maschio incontra la femmina, si accoppiano e poi, Religiosa quanto una Mantide, essa morde il toro fino ad ucciderlo; concepisce sempre due gemelli con una gestazione superiore agli undici mesi, ma al momento del parto il ventre scoppia e la madre muore; i due gemelli si separano (il maschio va a est, la femmina a ovest) per ritrovarsi dopo sette anni, amarsi e morire. Potremmo commentare: “Love kills. True story, bro.”

[4] I suoi rapporti di parentela con Gog e Magog restano poco chiari, nonostante le assonanze.

[5] Lo Ziz è un uccello pulitissimo, commestibile (il suo corno ha sapore di questo – zeh – e quello –zeh: da qui il nome) e capace di istruire l’uomo sulla sapienza di Dio. Anche egli non è un mingherlino: la testa di un neonato poggiatosi sopra una pinna del Leviathan raggiunse il trono divino, le sue ali aperte possono oscurare il sole e trattenere il vento del sud; se si poggia sul fondo del mare, le acque raggiungono appena le sua caviglie, benché il fondale sia talmente in basso che proprio in quel punto un falegname aveva fatto cadere un’ascia… sette anni prima! Ma essa non aveva ancora raggiunto il fondo. Una gallina-ziz una volta covò un uovo guasto, e questo, cadendo, travolse trecento alberi di cedro e il suo contenuto puzzolente soffocò sessanta città! I rapporti tra quest’uccello, il Roc, Gullinkambi e il Gallo Silvestre citato da Leopardi sono stati solo alla prima fase di studio.

[6] Si dice che Behemot, prima di essere retrocesso a nome del demone 'gran mescitore', fosse la prima bestia terrestre creata: è simile a un ippopotamo, ma con la coda grossa quanto il tronco di un cedro e le ossa come tubi di ottone; ma per altri ha corna ricurve, con cui ucciderà il Leviathan prima di essere ucciso dalle pinne di quest’ultimo. I saggi discutono ancora se si tratti di un single o abbia una compagna: c’è chi dice di no; chi sostiene che Dio abbia castrato il maschio e calmato il calore della femmina; chi infine sostiene che Leviathan sia il compagno designato di Behemot, ma Dio li abbia separati (l’uno in mare, l’altro sulla terraferma) in modo da evitare che i loro pesi uniti spezzassero le volte della Terra.

[7] Fonte Wikipedia 

[8] Fonte Wikipedia 

[9] Il tutto escludendo che il Diluvio sia stato fatto solo con le acque fredde e non con quelle roventi come in alcune versioni, per cui si rimanda al punto 3 della nostra disanima, di prossima pubblicazione; la presenza di acque bollenti, inoltre, renderebbe necessario ipotizzare che nell’Arca ci fossero vasche anche per i pesci e… meglio lasciar perdere.

[10] Fonte Wikipedia 

[11] La misura del cubito non è costante; per una prima indicazione si veda Wikipedia QUI. Ovviamente nulla vieta che le misure dei cubiti noachiani siano differenti, e gli stolti non citino limiti fisici ingegneristici applicabili a fatture umane: l’Arca era progettata da Dio in persona, quindi la resistenza meccanica del materiali va rapportata alle possibilità infinite dell’Ideatore. Quanto poi alla teoria di Graves e Patai (I miti Ebraici, 20.9) secondo cui l’Arca non sarebbe stata fatta di cedro ma di “legno ondulato” (sic!) o di acacia, essa non modifica la sfida ai miscredenti. Che l'Arca fosse tonda, come suggeriscono testi mesopotamici, è illazione da pagani.

[12] L’Arca del mito mesopotamico di Utnapishtim, la più diretta parente della narrazione biblica, era un cubo di 120 cubiti di spigolo, con sei ponti; il cubito sumero di Nippur era di 51,86 cm, secondo i calcoli riportati da Wikipedia, e ciò significa che lo spazio era di 89.614.080 cmc, ovvero superiore a quello dell’Arca di Noè. Il nostro Utnapishtim si portò dietro animali e volatili e i suoi marinai, i servi e i suoi operai. Meglio andò a Deucalione e Pirra del mito greco, che si salvarono grazie a un’ “arca”, ovvero una grande cassa su cui galleggiarono senza compagnia per nove giorni e nove notti; Dardano, figlio di Zeus, si salvò da solo su una zattera costruita gonfiando una pelle e zavorrandola con quattro pietre.

[13] Non dimentichiamo che ciascuna specie animale aveva il suo angelo custode, così come ogni nazione degli uomini aveva il suo. Gli angeli protettori delle Nazioni sono i Principati, secondo la De coelesti hierarchia dello Pseudo-Dionigi.

[14] A proposito di questa, si veda QUI.Francesco Redi, per aver sostenuto teorie contrarie all’Aristotelismo (come questa, che nega la detta generazione spontanea o quella, absurda, dell’eliocentrismo di stampo galileiano pre-abiura), le sue teorie atomiste riprese da quegli eretici epicurei democritei, e per i suoi esperimenti sul veleno delle vipere probabilmente non avrebbe trovato posto sull’Arca.

[15] Matteo 13, 45-46

[16] Il concetto di questa luminosità che varia si ritroverà in diversi punti dell’opera del cattolico Tolkien: gli Alberi di Valinor avevano una luce che variava nel corso del giorno (per i Pilastri non si sa), così come luminosi erano i Silmarils e Pungolo, la spada di Bilbo e Frodo che produceva un bagliore quando gli orchi erano vicini. La Fiala di Galadriel aveva il potere di illuminarsi, a quanto pare “caricata” dal coraggio, dalla fede e dalla speranza del Portatore dell’Anello.

[17] Il riferimento a Salomone e ai suoi legami col Diluvio non può che aprire una porta sulle complesse tradizioni della Massoneria. Ma visto che questa porta condurrebbe a un sentiero immenso, ahinoi, sarà subito chiusa in attesa di tempi a disposizione (e a dottrina) ben più ampi di quelli attuali.



PS: le immagini sono tratte dal web e non mi appartengono: qui sono a puro corredo dell'analisi, nel rispetto della normativa vigente. Poichè tratto argomenti pertinenti a religioni attualmente praticate, ci tengo a sottolineare che il mio proposito non è assolutamente quello di irridere credenze o fede di alcuno. Ma se i pochi (ma buoni) fedeli di Zeus ancora praticanti non si sono offesi, spero possano fare altrettanto i devoti delle religioni abramiche. Questo blog non ha fini di lucro.

martedì 15 aprile 2014

Olympus vs Crisis (by SNL)

SOLUZIONI DIVINE ALLA CRISI....


In tempi di crisi per la nostra povera amata Grecia, anche gli Olimpi devono scendere in campo e dare una mano.
Ma se gli dei sono interpretati da quei folli del Saturday night live... cliccate QUI ed enjoy!

PS: video e immagine sono Copyright dei proprietari e degli autori e attori del SNL. Questo blog non ha fini di lucro

lunedì 14 aprile 2014

Citazioni Citabili - Cos'è il mito



Platone sapeva - e v'è motivo di ritenere che lo sapesse anche Eudosso - che il linguaggio del mito opera, in linea di principio, per generalizzazioni, con la stessa spietatezza del gergo della moderna tecnologia. Il modo in cui Platone lo usa, i fenomeni che preferisce esprimere nell'idioma mitico rivelano come egli lo comprendesse perfettamente. Non esiste, a quanto pare, altra tecnica oltre al mito che riesca a 'raccontare' la struttura [...] Il 'trucco' è questo: s'incomincia col descrivere l'opposto della realtà conosciuta, sostenendo che "tanto tempo fa" le cose stavano nella tal maniera e funzionavano in un modo assai strano, ma poi avvenne che... Ciò che conta è unicamente l'esito, il risultato degli avvenimenti narrati. Di solito non si pensa che questo modo di dire le cose è solo un artifizio tecnico, e si accusano gli antichi mitografi di aver 'creduto' che in tempi più antichi le cose fossero tutte capovolte. [...]
Dal momento che si tratta di una lingua vera e propria, l'idioma del mito porta con sé l'emergere della poesia. [...] Ma per quanto grande sia la differenza di statura poetica tra i vari mitografi, la terminologia in sé era stata coniata assai prima che apparissero sulla scena poeti di cui ci siano noti i nomi. [...]
Il merito principale di questo linguaggio è risultato essere la sua intrinseca ambiguità.
G. De Santillana - H. Von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi 2003, 
Cap. 22 - L'avventura e la Ricerca


Un modo semplice per uscirne sarebbe riconoscere che il mito non è né fantasia irresponsabile né materiale per grevi studi psicologici né altre cose simili. Il mito è qualcosa di "totalmente altro" e vuole essere esaminato con occhi ben aperti
G. de Santillana, Epilogo - Il tesoro perduto I, 
in G. De Santillana - H. Von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi 2003

mercoledì 26 marzo 2014

Spudorate autopubblicità





Vi invitiamo alla presentazione del libro “Anno Mille” di Eugenio Marica venerdì 28 marzo 2014 ore 18.30 presso il Revolver - Voodoo KLAN Corso Vittorio Emanuale 155 a Cagliari.


Presentazione del romanzo.

Tutte le strade portano a Roma, ma tutte le storie portano a Costantinopoli.

Anno del Signore 1203.
Bisanzio, la Nuova Roma, la città più splendente del Mediterraneo: un filologo si muove tra intrighi di corte e antichi codici alchemici, mentre la città è sull’orlo di una guerra contro i Crociati. Gerusalemme: le tensioni tra Templari, Ospitalieri, Assassini e Zeloti redivivi hanno raggiunto un punto critico; un Cavaliere del Tempio dovrà intraprendere il viaggio più rischioso della sua vita per riuscire proteggere il suo Ordine. 
Venezia: una nobile dama dovrà viaggiare per dare degna sepoltura all’amato marito, e troverà in un giovane uomo quello che il mondo conoscerà come il più grande esploratore di tutti i tempi. 
Toledo: due saggi vedono nel cielo i segni di una nuova catastrofe; accompagnati da un misterioso ragazzo e braccati dall’anima nera dell’Inquisizione dovranno partire per l’Oriente alla ricerca dei Testi scritti da Ermete Trismegisto. Una nuova cometa si avvicina, duecento anni dopo la prima che portò le Bestie, che cambiarono il mondo per sempre.

La pagina Facebook di Anno 1000 è questa.
La pagina del mio editore, Origami, è questa.


Ed ecco le ragioni del rallentamento di Mitika... esce su cartaceo la prima parte del mio primo romanzo!
E' uscito in formato e-book ad agosto 2013, ma ora arriva alla sudata carta.
Vi chiederete: ma come? E' uscito ad agosto e tu rallenti ancora il blog?
Sì, perché sto lavorando per chiudere la seconda parte che, da buon logorroico, ho fatto ben più lunga della prima... :-D

venerdì 21 marzo 2014

Sederi (?….!) mitici

Venere Callipigia
Tre sederi nel mito Greco
(se parlar chiaro m'è concesso)

I Greci amavano i bei corpi: la loro statuaria (ahinoi! Non la pittura quasi completamente perduta) ci ricorda questa passione per corpi perfetti.
I corpi nudi esaltavano anche i glutei, parte in seguito considerata tra le meno nobili del corpo, ma sempre dotata di fascino. 
E tra statuaria e mito, i nostri Elleni si sono occupati anche di lui.

A Napoli è conservata la statua di Afrodite Callipigia, ovvero la dea dalle belle natiche. La dea è ritratta nell'istante dell'anasyrma, cioè quando, sollevata la veste per scoprire fianchi e natiche, volta la testa e la piega per osservarli.
Che la dea verificasse il suo splendido stato di forma in preparazione a uno dei concorsi di bellezza divini come il Giudizio di Paride?
Non sappiamo se la scelta del soggetto sia stata ispirata da un mito che non ci è rimasto, o se sia una variante della sensualità della dea.


P. Palagi: Teseo e Piritoo
rapiscono Elena, 1814
Meno bello era considerato avere natiche minuscole, caratteristica per cui erano noti gli Ateniesi… qualunque doppio significato ci fosse dietro questa informazione anatomica.
Ma donde nasceva questo tratto somatico?
Si narra che Teseo, l'eroe nazionale dell'Attica, aveva fatto un patto con quel "burlone" di Piritoo, re dei Lapiti: da buona coppia, si sarebbero spalleggiati nell'impresa di rapire una figlia di Zeus e sposarsela.
Il loro primo obiettivo fu Elena che, secondo alcuni litografi, all'epoca era solo una bimba ma prometteva davvero bene. La rapirono con un raid improvviso, approfittando dell'assenza dei suoi fratelli, i gemelli Dioscuri Castore e Polluce, se la tirarono a sorte e la futura miss Sparta toccò a Teseo. 
Questi se la portò ad Atene e la affidò alla madre Etra.

Piritoo però voleva la sua parte, e Teseo non si tirò indietro nell'aiutarlo: un oracolo rispose sprezzante che, già che c'erano, potevano scendere agli Inferi e prendere Persefone, la regina e sposa di Ade.
I due evidentemente non conoscevano Momo, figlio della Notte e personificazione del Sarcasmo, e presero l'oracolo in parola. Così tornarono in Laconia, presumibilmente evitando i Dioscuri, e arrivarono a Tenaro, dove c'era l'ingresso per l'Ade usato da Dioniso, Orfeo e in seguito Eracle. Ma Ade li ingannò, e per punirli della loro presunzione li fece accomodare sulle Sedie dell'Oblio: immediatamente quei seggi divennero carne della loro carne, e i due non riuscirono ad alzarsi; serpenti sibilanti li avvolgevano, le Moire li fustigavano e Cerbero li addentava. Il tutto sotto lo sguardo ghignante di Ade.
Il supplizio durò quattro anni.

Poi nell'Ade arrivò Eracle che doveva catturare Cerbero per la più tosta della sue dodici fatiche. L'eroe vide i due sventurati e riconobbe in Teseo suo cugino (in fondo l'ateniese aveva come padre divino Poseidone, ed Eracle era figlio di Zeus); così, con l'autorizzazione di sua sorella Persefone, cercò di liberarli dal tormento: afferrò le mani di Teseo e tirò, tirò, turò (con la sua forza erculea, ovviamente) finché con uno strappo lacerante, il povero Teseo fu strappato alla sua Sedia… lasciando una buona porzione di carne attaccata al seggio.
Per una contingenza mitica che neppure il buon cavaliere di Lamarck poteva immaginare, i suoi sudditi ateniesi immediatamente si adattarono alla mutilazione del loro re e divennero… "culi piccoli" (se ci è lecito usare tali termini!)

Sempre il nostro Eracle, o più esattamente il suo sedere, fu il protagonista del terzo mito che vi racconteremo oggi.
Eracle aveva ucciso Ifito, suo ospite, e l'Oracolo di Delfi gli aveva imposto di essere venduto come schiavo in Lidia e servire per un anno (secondo altri: per tre anni) la regina Onfale.
Eracle e i Cecropidi dal
Tempio di Selinunte
Non racconteremo qui gli amori tra schiavo e padrona, o i pettegolezzi sulle vicende en travesti del nostro eroe, ma ricorderemo che il figlio di Zeus si dedicò allo sterminio dei briganti che tormentavano quella zona.
Tra essi c'erano anche i due Cecropi Efesini, i gemelli Passalo e Acmone (per altri si chiamavano Olo ed Euribato o anche Sillo e Triballo). Figli di Oceano e Tia, erano ingannatori, truffatori, ladri e burloni.
La madre li aveva avvertiti:
Miei cari sederini bianchi, ancora non sapete chi sia il grande sedere nero
(versione riportata da Robert Graves, I miti greci, 136 c)
e l'espressione divenne proverbiale, tanto che a lungo "sederino bianco" significò "codardo, meschino oppure lascivo".
Ma essi erano troppo ghiotti di burle per resistere alla tentazione di disturbare Eracle. Così, trasformatisi in mosconi, tormentavano il sonno dell'eroe. Ma Eracle riuscì ad afferrarli (che schifo!) e li costrinse a riprendere il proprio aspetto originario. Riconosciutili, li legò, li appese a una pertica e se li portò in spalla nella sua marcia verso la capitale di Onfale.
Ora: l'abitino preferito di Eracle era la pelle di leone Nemeo che indossava (o quella del leone del Citerone, a  seconda delle versioni) sulle spalle. Ma la pelle era corta, e il sedere dell'eroe era divenuto nero come cuoio vecchio, e per la continua abbronzatura, e per le ustioni del fiato del brigante Caco e del Toro di Creta. Quando lo videro, i Cecropi, benché fossero a testa in giù e avessero visto realizzata la profezia, non seppero trattenersi dal guardarsi di sottecchi, sghignazzare, fare battutine, che possiamo immaginare di raffinato livello, e infine ridere.
Cammina e cammina, le risate non cessavano: ad un certo punto Eracle, che non capiva si fermò. Interrogò i due, probabilmente con la grazia di un Bud Spencer che si sente preso in giro, e finalmente i due rivelarono le ragioni della loro ilarità.
Eracle sapeva essere pazzerello, ma era un compagnone: invece di imbestialire, rise anche lui, e tanto rise che alla fine liberò i due briganti.
Una gran fortuna per loro, o dovremmo dire un gran…?

Zeus punisce i Cecropi


Alcune piccole note….

Per partire alla ricerca della bellezza della Callipigia, si può iniziare da qui

Artemide e Atteone da una metopa del
Tempio di Selinunte
Mentre la nudità di Afrodite\Venere era uno spettacolo spesso generosamente concesso (non dimentichiamo la Venere Anadyomene, in statue e pitture), e i bagni di Era una tradizione che le rendeva la verginità (vedi QUI), la visione delle forme di Artemide portò assai male al povero Atteone, figlio di Aristeo: egli vide per caso la dea che si bagnava in un fiume; irritata la dea lo tramutò in cervo e lo fece sbranare dalla sua muta di cinquanta cani.
Afrodite, però, non gradì che Erimanto, figlio di Apollo, la vedesse nuda: perché proprio lui non potesse, è un dubbio che rimarrà insoluto. La dea, comunque, lo accecò. 

L'unico mortale che si poté vantare di aver visto nudi i corpi di Afrodite, Era e addirittura di Atena fu Paride. Ma lui vide più volte nuda anche la (suddetta) bellissima Elena: c'è ancora chi dice che la rovina di Troia valesse quelle visioni.

La nudità della dea era una costante dei miti di diverse parti del mondo: giusto per dare un esempio, Inanna\Ishtar si deve spogliare di tutto, vesti comprese, nella sua discesa agli inferi alla ricerca di Dumuzi\Tammuz. Afrodite e Persefone si contesero l'amore di Adone (erede fenicio di Tammuz), ma la dea non dovette denudarsi… perché nel mito greco l'amante non poteva essere resuscitato se non da un giudizio di Zeus e quindi non fu necessaria la catabasi.
Ma se volete sviscerare in modo "classico" il mito del dio che risorge, "ex pluribus unum": Il Ramo d'Oro di Sir James Frazer, benché superato in diverse parti, soddisferà molte delle vostre curiosità.

Bellezza per bellezza: se Afrodite era Callipigia, Era fu soprannominata Boopis, cioè con gli "occhi (grandi) come un bue" e Atena "glaucopis", ovvero "dagli occhi cerulei". Delle loro forme poco sappiamo.

Dei gemelli divini, tali per nascita o per elezione, prima o poi dovremo parlare. Vista la vastità della materia nei miti di tutto il mondo, dalla Grecia ai Maya, forse un generico "poi" è la data più probabile.

Piritoo non poté essere salvato da Eracle, poiché era stato il principale ideatore della folle impresa. Ma citando nuovamente la voce narrante al termine del cartone Heidi "di questo vi racconteremo (una) prossima volta".

Che l'ultima incarnazione dei gemelli burloni come i Cecropi si ritrovi nei fratelli Weasley della saga di Harry Potter?
Speriamo che questo delitto di lesa posterità non ci causi accecamento o sbranamento a opera del nostro felino Polifemmina (non possediamo una muta di cinquanta cani).
Informazione di servizio: il detto felino è sì nomato per ragioni mitiche, in quanto nato con un solo occhio (da qui Polifemo). Dato il nome e verificato in seguito il sesso, il nome fu mutato in Polifemmina.
Questo blog è orgoglioso di dare spesso informazioni inutili.

Una roccia nei pressi delle Termopili (sì, quelle di Spartaaaaaaaaaa!) era chiamata "sedere nero". Eracle era secondo molti di origine Tebana, quindi l'avventura con i Cecropidi potrebbe essere stata ambientata anche lì.
In Asia esisteva una città chiamata Cecropia, il rifugio dei Cecropi.

Cecrope re di Atene
Cecropeia era anche uno dei nomi originari di Atene; il nome deriva dal leggendario re Cecrope. Esiste un secondo re di Atene di nome Cecrope, figlio di Eretteo, ma entrambi nulla hanno a che fare con i figli di Tia.

I Cecropidi alla fine presero in giro anche Zeus, che la prese meno bene del figlio. La punizione varia a seconda dell'autore: c'è chi dice che fossero tramutati in pietra, altri che furono trasformati in scimmioni dal lungo pelo giallastro e relegati nell'Isola di Pitecusa (Ischia).


Momo (nulla a che fare col delizioso personaggio di Michael Ende) criticava tutto e tutti, Zeus compreso se ne aveva la possibilità. Subì un solo scorno: non trovò nulla da criticare in Afrodite. Forse vide il suo perfetto sedere e rimase, per la prima e ultima volta, senza parole.

giovedì 13 marzo 2014

Citazioni citabili



Assurde visioni
Vivere è far vivere l'assurdo. Farlo vivere, è soprattutto guardarlo. Al contrario di Euridice, l'assurdo muore soltanto quando se ne distoglie lo sguardo.
A. Camus, Il mito di Sisifo


L'immagine non mi appartiene è (c) della DC Comics - Vertigo ed è tratta da Sandman Special #1 - La favola di Orfeo testo di Nei Gaiman e disegni di B. Talbot

domenica 9 marzo 2014

Evocazioni

Da Torino a Salonicco
Cleo - Ivan Graziani


Una canzone che ho sempre amato… e più mitica di così (quasi) non si può! :-)