DIES
COMITIALIS
(in questo giorno si possono tenere i Comizi).
OGGI
IUPPITER SARA’…
Velatus
I
NATI DEL GIORNO
1378
d.C. – nasce Hongxi, Figlio del Cielo sul Trono del Drago, della dinastia Ming.
IL
NUMEN DEL GIORNO: Corebo di
Megara
Narra
Pausania che Psamate, figlia de re di Argo, ebbe un figlio da Apollo, chiamato
Lino; per timore della reazione del padre, la ragazza espose il figlio, che
venne dilaniato dai cani del re.
Apollo
non tollerò l’offesa: mandò contro Argo un mostro marino, Poinèn (la “Punizione”),
che strappava i figli alle madri uccidendoli. A questo punto Corebo intervenne,
affrontò il mostro e lo uccise.
Il
dio non cessò per questo la sua ira: lanciò le sue frecce sulla città causando
una pestilenza. Corebo si risolse ad andare a Delfi per chiedere all’oracolo il
modo di placare l’ira del dio. La Pizia gli disse di prendere un tripode dal
santuario e di camminare finché questo non gli fosse caduto di mano: lì avrebbe
dovuto costruire un tempio a Febo e abitare per il resto della vita.
L’eroe
fece quanto gli era stato detto, e il tripode gli cadde dove fondò il nucleo
della città di Megara. L’eroe visse lì, e alla morte fu sepolto nell’agorà
della nuova città, sotto un monumento che ricorda la sua lotta contro Poinèn.
IL
DETTO
La stella protettrice di Babilonia
La
stella Dilgan (forse contrazione da dilgan-babili)
era una stella molto importante nel cielo dei Caldei: si diceva che quando il
primo giorno del mese di Nisan (che iniziava con l’equinozio primaverile) Dilgan
e la Luna erano parallele, allora quell’anno era da considerarsi “normale”; ma
quando al terzo giorno di Nisan avveniva lo stesso fenomeno, quello era da
considerarsi un anno “pieno”.
Dilgan,
la “stella delle stelle” ha mutato il suo nome, e noi la conosciamo come Capella, la stella della “Capretta” (per
i greci la capra Amaltea che nutrì Zeus) ed è inserita nella costellazione dell’Auriga.
COLTIVARE
CON GLI ANTICHI
Ad
anni alterni si cessi pure di lavorare i maggesi mietuti, e il campo esausto si
indurisca riposando; oppure, al cambio della stagione, si semini il farro
biondo laddove si è già raccolto il rigoglioso legume dal baccello
scoppiettante, o gli esili frutti della veccia, e l’amaro lupino coi fragili
steli e i cimoli sonanti. Infatti la pianta del lino dissecca il campo, lo
dissecca la pianta dell’avena, lo disseccano i papaveri impregnati di sonno simile
al Lete. Ma le colture alternate facilitano il lavoro, e non ci si vergogni di
arricchire con grasso letame il suolo sterile, né di gettare cenere sporca
sopra i campi esauriti. Anche in tal modo riposano i campi, mutando i prodotti,
e nel mentre non mancano i doni della terra non arata.
(Virgilio, Georgiche, I, 71-81)
TRE
RIGHE, UN LIBRO
Y.
Bonnefoy (a cura di), Dizionario delle mitologie e delle religioni, BUR
Monumentale
dizionario-enciclopedia sul mito (antico e moderno) e sule religioni non del
libro. Una lettura che richiede il suo tempo e la sua riflessione, ma che sarà
illuminante su alcuni aspetti del mito, nonostante il tempo che passa.
IL
REGALO DEL GIORNO
Semicinctium (Il panciotto)
Ti
dia il vestito un ricco; io posso solo darti un panciotto.
Ti
darei entrambi i doni, se fossi ricco.
(Marziale, Apophoreta, CLIII)
LA
RICETTA DEL GIORNO (a cura di Gavio Apicio)
Patina quotidiana (Piatto quotidiano)
Trita
cervella scottate col pepe, col cumino laser, la Salsa, il mosto cotto, latte e
uova. Cuoci a fuoco lento o a bagnomaria.
(De Re Coquinaria, IV, II)
IL
CONSIGLIO DEL GIORNO
È
nella natura dei mortali calpestare ancora di più chi è caduto
(Eschilo, Agamennone)
NB:
immagini, video e traduzioni non mi appartengono e sono qui solo a corredo di
un divertissement. Questo blog non ha fini di lucro.
Parlando del mito ebraico del Diluvioe dell’Arca di Noè, abbiamo citato il corvo, animale messaggero e lussurioso. Nelle “Piccole
Note” al post avremmo voluto inserire alcune notizie su di lui… Ma le poche
informazioni ci sono sfuggite di mano: il corvo (anzi: Corvo) ha un bagaglio
mitico talmente grande che meritava (almeno) un post a sé.
Così ecco un elenco di apparizioni mitiche del nostro Corvo: un elenco che non può e non vuole essere esaustivo, naturalmente.
a) Corvo nel mondo classico
Che la lussuria sia legata al mutamento di colore da bianco e a nero,
era cosa nota anche tra i Greci. E c’entra anche il corvo.
Si narra che Febo Apollo avesse sedotto Coronide, figlia di Flegias
iracondo re dei Lapiti; dovendo partire per Delfi, lasciò la ragazza alla
custodia del Corvo, che all’epoca aveva le piume bianche. Ma la ragazza da
tempo era innamorata del mortale Ischi, un arcade; il corvo vide la faccenda e
volò verso Delfi per avvertire il padrone, ma Apollo aveva già divinato
l’accaduto, e non la prese bene: così quando il corvo venne ad annunciare ciò
che Febo già sapeva, il dio rimproverò l’animale perché, invece, non aveva
strappato gli occhi dell’avversario. Così le piume del corvo furono mutate in
nere per la rabbia, e Coronide fece una brutta fine (colpita dalle frecce di
Artemide), Ischi fu folgorato da Zeus o colpito da una freccia del Dio
dall’Arco d’Argento.
Per gli amori infelici del bellissimo Apollo occorrerebbe un post apposito…
ahimè! Se la voglia è tanta, il tempo è poco! (Frase in questo contesto assai
ambigua.)
Secondo altre versioni Apollo desiderava mandare a Zeus dell’acqua pura
da una sorgente; così inviò a prenderla il corvo, con nel becco una coppa. Ma
mentre voleva a compiere la missione, l’uccello vide un albero carico di fichi
acerbi: rimase lì ad aspettare che maturassero, invece di portare a termine il
suo compito. Quando questi maturarono, il corvo si ingozzò di frutti, e si rese
conto di dover giustificare il suo ritardo: così catturò un serpente (l’Idra) e
disse ad Apollo che questi lo aveva ostacolato nella sua missione.
Ahilui! Apollo era il dio della profezia, e non gli ci volle molto a
scoprire la verità, anche perché, non vedendo tornare il suo messaggero, si era
recato personalmente alla fonte e non aveva trovato né serpenti né altri ostacoli
(né il corvo :-D ).
Irritato il dio lo punì come sappiamo; in più lo mise tra le stelle,
nella costellazione detta appunto Corvo, che non può bere dalla costellazione
chiamata Cratere (‘coppa’, ‘tazza’), e ha accanto l’Idra a ricordare agli
uomini di non mentire agli dei.
Si dice che anche nel cielo il corvo soffra la sete e cerca inutilmente
di bere dal Cratere. A furia di non bere, la sua voce si è arrochita, e i suoi
simili sulla Terra hanno preso il verso stridulo.
In conseguenza di questo mito, i Romani chiamavano questa costellazione
“uccello dei fichi” o “uccello sacro ad Apollo”.
C’è chi dice che quando Tifone minacciò gli dei, Apollo si trasformò
proprio in corvo.
Secondo altri il corvo divenne nero a opera di Atena. Si dice che
l’animale, un tempo bianco, annunciò alla dea la morte della sua sacerdotessa
ateniese Erse: addolorata la dea mutò il colore del piumaggio all’uccello, e
proibì che essi si potessero posare sull’Acropoli.
Inoltre, per il fatto che era un chiacchierone, al posto suo la dea
scelse come animale prediletto la civetta.
Al corvo era associato l’eroe argivo Foroneo, fratello di Io e primo a
usare il fuoco dopo che Prometeo lo portò sulla Terra.
Il corvo spesso appariva accanto a Crono padre di Zeus nelle
raffigurazioni, così come nelle raffigurazioni di Mitra.
Il Corvo però è anche una guida.
Apollo usò un corvo per guidare gli abitanti di Thera a Cirene, fondata
in onore della sua amante omonima.
Un corvo bianco guidò i Beoti nella loro migrazione, e due corvi
guidarono Alessandro Magno fino all’oracolo di Ammone.
I romani chiamavano la costellazione del Corvo “uccello Pontino”: Tito
Livio (Ab urbe Condita Vii, 26) ci racconta che, mentre i Galli Senoni
devastavano l’agro Pontino, i romani guidati li inseguivano. Venuti a contatto
i due eserciti, un gallo “di grande corporatura e splendidamente armato” sfidò
i romani ad affrontarlo in duello. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal
console, il giovane tribuno Marco Valerio accettò la sfida a imitazione di
quanto aveva fatto Tito Manlio (poi Torquato).
Il trionfo di Valerio Corvo
Quando il duello iniziò, un corvo si poggiò sull’elmo del romano
rivolto verso il nemico: il romano ringraziò il nume (dio o dea che fosse) che
gli mandava quell’uccello augurale, iniziò il combattimento e per tutta la
durata il corvo non si spostò dall’elmo, se non per alzarsi in volo e attaccare
con becco e artigli il volto e gli occhi del nemico. Valerio vinse il duello e
solo allora il corvo si allontanò, volando verso oriente.
Il ventitreene Valerio dopo l’impresa ottenne il consolato e il
soprannome di “Corvus”. Da lui discenderà il famoso ramo dei Valerii Corvini.
Nella storia romana trovano il posto anche i "Corvi", i ponti uncinati che consentirono ai soldati della flotta romana di agganciare le navi cartaginesi e potersi lanciare all'arrembaggio su una superficie più stabile. La Prima Guerra Punica fu vinta anche grazie ad essi.
Oltre a essere simbolo della delazione (vedi l’episodio di Apollo e
Coronide) e dell’irresolutezza, nonché della morte, il corvo è anche simbolo
della vanità nella nota favola in cui viene gabbato dalle adulazioni della
volpe (Esopo, Fedro, La Fontaine).
b) Corvo nel Medio Oriente e nelle Religioni del Libro
La cattiva fama del corvo nella Bibbia, forse nasce dal fatto che
questo uccello presiedeva al tredicesimo mese (negli anni bisestili) del
calendario babilonese: da qui il suo valore negativo.
Il corvo era una costellazione anche nel cielo dei Mesopotamici: era
UGA[.MUSEN] in sumerico e aribu in
accadico. Per i babilonesi era “l’uccello della grande tempesta” (o “uccello
del deserto che è nutrito dalla Madre”) che stringe tra le zampe un serpente:
si dice fosse uno degli enormi uccelli generati da Tiamat nella sua forma di
Drago.
Gli astri più importanti della costellazione del Corvo (al ghurab, per gli arabi) sono γ Corvi (Gienah, da al janah al ghurab al aiman “l’ala destra del corvo”), α Corvi (Al Chiba, da al minliar al ghurab, “il becco del
corvo”), β Corvi (Kraz), δ Corvi (Algorab, una stella binaria) ed
ε Corvi (Minkar, la “narice” del
Corvo).
E ciò basti per l’astronomia\astrologia che tanto appassiona Rabbi
Mordechai ben Reuben.
Il corvo, benché sia collegato ai cadaveri, alla desolazione e al suo
ruolo nella vicenda dell’Arca, ha però una valenza positiva quando nutre il
profeta Elia (secondo le tradizioni successive anche Sant’Antonio e San Paolo).
Esso è collegato anche alle leggende su San Bendetto, San Bonifacio,
Sant’Osvaldo, San Vincenzo e San Meinrado.
c) Corvo tra gli Indoeuropei
Tra i Vichinghi si narrava che Odino era accompagnato da due lupi e da
due corvi. Questi, chiamati Huginn (‘Pensiero’)
e Muninn (‘Memoria’) ogni giorno
viaggiavano per il mondo e alla sera riferivano tutto ciò che vedevano al loro
signore.
I Valravn danesi (spesso mezzo lupi e mezzo corvi) consumano i corpi
dei caduti in battaglia.
Prende il nome di questi una band delle isole Faer Oer: vi rimandiamo
al loro sito QUI e vi facciamo ascoltare una loro hit (?!)
Il Hrafnsmerki era il triangolare “vessillo del Corvo”, utilizzato da
diversi capitani vichinghi tra IX e XI secolo. Tale elemento storico fu ripreso
in una Graphic Novel scritta da Alan Zelenetz e disegnata da Charles Vess: ‘The Raven Banner’, ambientata
nell’Asgard del Marvel Universe. La cosa singolare è che non sia incentrata
sull’asgardiano più famoso della ‘casa delle idee’, ovvero Thor.
Bendigeidfran o Bran Feindigaidd (‘Bran il Benedetto’ ovvero ‘Corvo
benedetto’) fu un gigante re di Britannia, figlio di Llyr, il re del Mare; il
matrimonio della sorella Branwen (altro nome legato ai corvi) con il re
d’Irlanda portò a una guerra rovinosa.
Alla sua morte, causata da una freccia al piede come accadde ad
Achille, la testa di Bran fu sepolta nel luogo in cui sorge l’attuale Torre di
Londra, poiché si diceva che avrebbe protetto l’Inghilterra dalle invasioni.
La tradizione prosegue ancora oggi: gli Yeomen Warder Ravenmaster della
torre si occupano dei Corvi della Torre, poiché la profezia dice che “se i corvi della
Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran
Bretagna”.
La dea irlandese Morrigan si appollaia sotto forma di corvo sulle
spalle di Cù Chulhain, figlio di Lug, poco dopo la morte dell’eroe.
Il corvo, assieme al cinghiale, è animale legato proprio al dio celtico
Lug: questo dio aveva caratteri solari e insieme ha tratti simili a quelli di
Odino.
In Martin Mystère #145 (testo di Santarelli, disegni di Torti) viene ripresa questa associazione, che porta ad un’avventura dei “Mysteri italiani” a
metà tra la protezione della natura e il ritorno assassino dei culti antichi
(sulla scia di film quali “Perché il demone etrusco uccide ancora?”).
d) Corvo da una sponda all’altra del Pacifico
Kutkh (esistono diverse varianti per il nome) è la divinità in forma di
corvo un tempo venerato da diverse popolazioni della zona più orientale della
Siberia. A volte trickster a volte
sciamano, a volte creatura a volte creatore, è alle origini di diversi miti: la
Kamchatka tanto desiderata nel Risiko non sarebbe altro che una sua piuma; i continenti
i suoi escrementi o il suo vomito (!); i laghi la sua urina (!); i monti
nascono dal suo sternuto.
Se i miti sono questi, la vita nell’Estremo Oriente non deve essere proprio
facile!
Alle stesse latitudini, dall’altra parte del Pacifico, tra gli Inuit e
gli Yupik il dio creatore è proprio Tulugaukuk, il Corvo Padre.
Egli stava immerso nel buio precedente alla creazione, e quando iniziò
a muoversi le cose si crearono. Arrivato al bordo delle terre del Cielo, vide
che poteva volare, e che sotto di lui c’era un altro mondo, la Terra, che si
ricoprì di vegetazione e vita al suo arrivo.
Il Corvo illuminò la Terra con un pezzetto di mica luminosa che divenne
il Sole, e da un gigantesco bacello più alto di una betulla spuntò fuori il
primo essere umano. Fu sempre Corvo a creare i primi buoi muschiati e i primi
caribù, e a insegnare all’uomo l’uso di arco e frecce. E fu lui a creare la
prima donna dall’argilla.
Ma quando gli uomini si moltiplicarono e iniziarono a uccidere più
animali di quanto fosse necessario, Corvo tornò in Cielo, portandosi via il
sole in un sacco di pelle di caribù.
Gli uomini tornarono nelle tenebre, ma Corvo era pietoso e talvolta
mostrava il sole perché essi potessero cacciare e nutrirsi.
Nel frattempo Corvo aveva sposato una giovane oca bianca, e ne nacque
un figlio, Piccolo Corvo. Questi rubò il sole al padre, lo rimise sopra la
Terra e con un colpo d’ala mise in movimento il Cielo: così il sole non restò
fisso come prima, e ci furono il giorno e la notte.
Più a sud, se alcuni Kwakiutl ne attribuiscono la creazione del mondo
al Sole, i Tlingit, come le popolazioni dell’Alaska, pensano che sia stato il
Corvo. Ma il creatore aveva nascosto il sole in una scatola, e solo suo figlio,
Piccolo Corvo, lo cavò dalla scatola e lo rimise in cielo: ma nel salire l’astro
fece talmente chiasso e confusione che molti fuggirono e si nascosero nella
foresta o nel mare. Siccome indossavano pellicce, furono trasformati negli
animali cui le avevano tolte: gli uomini rimasti adottarono i totem, gli
emblemi che raffiguravano quegli animali di cui erano parenti.
Anche gli Haida delle Isola della Regina Carlotta (nella Columbia
Britannica canadese) raccontano storie su Corvo, che qui più spesso assume i
caratteri del trickster che altrove
possiede Coyote: fu lui che fece sedere Tordo troppo vicino al fuoco, così che
il petto gli si bruciò e rimase maculato; lui provocò la discordia tra Airone e
Gabbiano, solo per impadronirsi delle aringhe che avevano pescato.
Ma quando vide quattro ben pasciuti castori giocare, si trasformò in
vecchietto per scoprire da dove prendessero il cibo, per poterne approfittare
anche lui. Corvo ingannò i castori, dicendo che erano parenti e che suo padre
gli aveva raccomandato di rivolgersi a loro se avesse avuto bisogno. Così i
castori ospitarono Corvo camuffato, e gli offrirono un salmone: infatti, come
Corvo scoprì, essi ne avevano un immenso allevamento in un lago dietro la loro
casa. Il cibo era talmente buono che non voleva lasciarlo solo ai castori:
così, approfittando dell’assenza dei castori, decise di rubare l’intero lago,
lo arrotolò come si fa con una coperta (!) e lo portò in cima a un grande pino.
Poi decise di fare una burla: ogni volta che i castori, furiosi,
cercavano di abbattere l’albero su cui Corvo aveva messo il lago, lui si spostava
verso un’altra pianta. Ma presto si stancò del gioco e, sempre inseguito dai
castori, volò sul mare.
Qui un capodoglio lo inghiottì, ma l’uccello non si perse d’animo:
mangiò prima i pesci che si trovavano nello stomaco del cetaceo, e poi la carne
stessa del gigante marino! Il capodoglio cercò di sputarlo fuori, e fece
talmente tanti balzi in preda al dolore che non si accorse di essere arrivata
vicina alla riva… dove si spiaggiò.
Subito accorsero gli uomini di un villaggio vicino, lieti di poter
mangiare senza sforzo carne di balena. Ma non appena i loro coltelli aprirono
la pancia dell’animale, Corvo spuntò fuori, spaventandoli e facendoli fuggire.
Non contento, si trasformò di nuovo in vecchietto e convinse i poveri pescatori
che un avvenimento simile era già successo altrove e che tutti gli abitanti dei
dintorni erano stati sterminati.
Così gli uomini fuggirono, Corvo saccheggiò le loro capanne e infine,
mutatosi di nuovo in uccello, volò via portandosi il lago ancora arrotolato.
Giunto ad una valle, lo srotolò, e lasciò liberi i salmoni.
Quando gli implacabili castori giunsero alle sponde del nuovo lago,
tristemente constatarono che non potevano farci nulla: non avevano i poteri di
Corvo, e quindi il lago, con tutti i salmoni, non potevano essere riportati a
casa. Così si sistemarono lì e dovettero spartire i loro salmoni con le altre
popolazioni.
Così, benché siano abbondanti sulla costa, non ci sono più castori
sulle Isole della Regina Carlotta.
e) Corvo in Cina e Giappone
In Cina il sole è raffigurato come un corvo a tre zampe. In origine
erano dieci, ma nove furono uccisi da Hou Yi l’arciere; sua moglie Chang’e poi
andò ad abitare sulla Luna.
Un corvo rosso era il simbolo della dinastia Chou.
I Corvi sono anche i messaggeri di Hsi-wang-mu, la Regina Madre
d’Occidente, le portano il cibo e temono solo gli unicorni. La regina abita sui
monti Kunlun, dove si troverebbe il paradiso del Taoismo.
Jatagarasu è un corvo che appare nei miti giapponesi: è il messaggero
tra la dea Amaterasu e gli uomini, e protegge Jimmu, il primo imperatore.
I Tengu sono demoni giapponesi con la testa, gli artigli e le ali e
spesso possono trasformarsi in corvi o rapaci. Kurama, principessa dei Tengu
apparsa nella serie Lamù, ha le ali di corvo dietro la testa (ma per il resto è
bellissima, vestita fetish e per una tradizione del suo pianeta vuole sposare
Ataru Moroboshi!)
Sailor Mars (dalla serie Sailor Moon) è accompagnata da due corvi, che
prendono il nome di Deimos e Phobos, ovvero dei due satelliti del pianeta.
f) Altri corvi
Altri corvi (letterari) famosi sono quelli di Edgard Alla Poe (The raven) e in tempi più recenti quelli
che appaiono nella serie The Sandman
di Neil Gaiman (e vari disegnatori); Gaiman è uno dei mitografi moderni
(leggete American Gods in cui Odino è un coprotagonista).
Il Corvo Roac figlio
di Crac appare ne Lo Hobbit di J.R.R.
Tolkien (il mitografo per eccellenza del XX secolo) e fa da consigliere e
messaggero dei nani di Erebor: la sua discendenza dai corvi di Odino sembra
inequivocabile.
Non è a livello mitologico la serie (e poi il film) de Il Corvo, scritto da James O’Barr,
benché il protagonista del primo film (Brandon Lee, tragicamente morto durante
le riprese) abbia assunto non volendo alcune caratteristiche dell’eroe
mediatico.
Corvo Rosso è un nemico degli X-men (X-men #44-45), e l’immaginifica (e sviante) traduzione
italiana del titolo del film ‘Jeremiah
Johnson’, che segna una delle tappe più brillanti delle fortune
cinematografiche di Robert Redford, è “Corvo
Rosso non avrai il mio scalpo”.
Nel film Uccellacci e Uccellini di Pier Paolo Pasolini al corvo è data la funzione del narratore.
In alchimia, per il suo colore il corvo è simbolo del nigredo, la materia prima annerita agli
inizi del procedimento; ma spesso la sua testa è bianca, a simboleggiare il
cambiamento nel processo (il passo successivo dell’albedo).
Alcune
piccole note Non vorremmo
esagerare con le similitudini, ma il ‘furto’ del sole da parte di Padre Corvo poiché
gli uomini non rispettavano i limiti, e il successivo ritorno della luce e del
calore a opera di Piccolo Corvo ci sembrano ricordare in qualche modo il mito
di Prometeo e del furto del fuoco.
Abbiamo
raccontato la versione del mito che lega la costellazione del Cratere al mito
del Corvo. Ma le stelle del Cratere sono state altresì collegate ai miti di
Dioniso, alla “coppa dell’oblio” dei Platonici, a un’“urna delle ceneri”, a un “secchio
d’acqua”, alle tradizioni su Eracle, Giasone, Demofoonte, Achille… Quanto all’Idra
il più diffuso mito è quello collegato alle Fatiche di Ercole.
I miti del
Cielo sono innumerevoli e infiniti. Chi ha voglia di raccontarceli tutti, sarà il
benvenuto su Mitika!
A proposito
del mito del Corvo alla fonte: il legame tra serpenti e fonti (o stagni), dall’Idra
di Lerna al drago di San Giorgio è un tema ricorrente. Anche questo molto,
molto vasto.
Sia detto di
passaggio per chi ha voglia di avventurarsi in una delle tante strade che si
biforcano nel Giardino del Mito: San Giorgio e il drago ha tanti elementi in
comune col mito di Perseo e Ketos, ma anche con Marduk che affronta Tiamat (o
Tezcatlipoca e Quetzalcoatl contro Cipactli che a sua volta è evocato nella
lotta tra Achab e Moby Dick… e così via).
A proposito
di altri volatili con miti simili…
In Australia assistiamo a un’interessante variante cromatica: prima del
Diluvio il pellicano era nero, ma aggiunse il bianco al suo piumaggio nel corso
della catastrofe, tingendosi con dell’argilla. I pellicani andarono di isola in
isola con una canoa a raccogliere i sopravvissuti animali neri.
Legami tra colombe e navi? Chiedete a Cristoforo Colombo. Solo
coincidenza? Io (e Adam Kadmion) diremmo di no…
Ma di questo
parleremo in un post dedicato a sua tenerezza la colomba, animale sacro ad
Afrodite e a Ishtar.
PS: immagini e video sono presi dal web e sono di proprietà dei rispettivi autori o detentori di diritti. Non mi appartengono in alcun modo. Questo blog non ha e non avrà mai fini di lucro.
"La mitologia è uno strumento meraviglioso, un forte stimolo alla creazione, e ti consente di dire cose che altrimenti sarebbe molto difficile esprimere. Quelle strutture archetipiche continuano a essere fondamentali nella nostra vita". Neil Gaiman