domenica 26 aprile 2015

TECNICHE DI IMMORTALITA’ NELLA MITOLOGIA – Due tipi di immortalità



Il 30 aprile 2015, dalle 19,00 alle 21,00, avrò l’onore di essere ospite di uno degli Aperitivi Culturali organizzati dalla benemerita ASSOCIAZIONE ITZOKOR ONLUS, nella sede di Via La Marmora 123 a Cagliari. Stavolta da solo, senza il pard Michele, spero che si ripeta l’ottima esperienza di cui vi avevamo parlato QUI, quando avevamo (ri)presentato i Miti della Colonizzazione della Sardegna.
L’incontro del 30 avrà come argomento i miti relativi all’immortalità dell’anima… e soprattutto del corpo: il titolo dell’Aperitivo è infatti "Diventare immortali - miti ed eroi per una vita senza fine".
Sulla traccia della conferenza, con questo inizia un ciclo di post che presentano, ampliano e approfondiscono la materia.

IMMORTALI? SI PUO’!

L’immortalità è per tutti?
La risposta del mito è ambigua: sì e no.
Quasi sempre sì, se intendiamo con “immortalità” una esistenza che va al di là dell’esperienza della (francescanamente: “nostra sorella”) morte corporale; no, se restringiamo il campo a una prosecuzione indefinita della propria esistenza cosciente e personalizzata. [1]

L’immortalità è per tutti nel senso che, pressoché da quando abbiamo fonti scritte, abbiamo certezze della concezione di una vita dopo la morte, una vita riservata a tutti (o quasi) [2].
Tuttavia questa “vita” si presenta spesso assai triste.

Un esempio ce lo presenta il classico dei classici: Omero.
Nel canto XI dell’Odissea, la Nekya, la discesa agli Inferi[3], Ulisse incontra i morti, ridotti ad ombre. Tra essi quella di Achille, che pronuncia i famosi versi (Od., XI, 488)

Non consolarmi della morte, a Ulisse
Replicava il Pelíde. Io pria torrei
Servir bifolco per mercede a cui
Scarso, e vil cibo difendesse i giorni,
Che del Mondo defunto aver l’impero.[4]


I morti appaiono dunque impegnati in una esistenza\non esistenza, dove il tempo non ha alcun senso, continuamente nel rimpianto della luce e desiderosi di sangue dei viventi (probabilmente per il legame che si trova in molte culture tra il sangue e la vitalità).
L’evoluzione di questa idea dell’esistenza umbratile sfocerà nel concetto dei Campi degli Asfodeli dell’Ade, il regno dell’Olimpio “Invisibile” (ovvero Ades) e della sua sposa Persefone.

Eppure non tutti sono destinati a una sorte così oscura: Anchise, i Dioscuri, Elena o Achille (secondo versioni più tarde) godono di un’esistenza più felice, simile a quella dei viventi per quanto riguarda la luce, ma con meno affanni: il tutto perché soni stati in vita favoriti dagli dei.

Il favore degli dei aiuta un po’ ovunque coloro che sono morti nella loro amicizia.
Da altre latitudini del mondo indoeuropeo, gli Scandinavi elaborarono (non sappiamo esattamente quanto tempo dopo) il concetto del Valhalla, la regione dove i morti scelti in battaglia dalle Valchirie su ordine di Odino vivono una sorta di vita in mischie sempre rinnovate, ogni giorno morendo negli scontri e ogni notte risorgendo e banchettando.

Ma queste forme di sopravvivenza dell'anima dopo la morte ci interessano solo fino ad un certo punto. Qui ci preme mettere in evidenza le forme di sopravvivenza (più o meno indeterminate nel tempo) della vita mortale e corporale… che diventi vita immortale.

Diversi eroi hanno spesso cercato di evitare la trista soglia secondo due strade: la prima prevedeva quella di far morire la propria parte mortale per rinascere immediatamente come dei, e quindi strictu sensu, di morire comunque.
La seconda quella di trovare il modo di non morire affatto, ovvero di sopravvivere nel corpo e nella mente.

Le esamineremo all’incontro del 30 aprile e nei prossimi post.



[1] Con ciò restringiamo il campo della nostra indagine: qui non parleremo delle teorie mitiche sulla reincarnazione. E neppure è nostra intenzione fare una descrizione dei regni dell’aldilà… che ci piacerebbe avere il tempo di descrivere in altri post.
[2] Pitture, ceramiche e soprattutto sepolture fanno supporre che tali concezioni fossero presenti già in precedenza tra i gruppi umani. Ma quando i reperti materiali parlano, non sempre è prudente dare come assolutamente certa la nostra interpretazione del loro messaggio.

[3] Tecnicamente i due termini sono impropri: seguendo le indicazioni di Circe, Ulisse giunge all’Occidentale terra dei Cimmeri, una terra nebbiosa dove il Sole è debole e pallido, morente anche lui. Dunque l’eroe non “scende” verso il basso, in effetti, e quindi non esistono gli “inferi” propriamente detti, ovvero un luogo “inferiore” alla terra abitata dai viventi. Tale concezione arriverà successivamente sostituendo quella dell’analogia tra morti e sole morente (con l’interessante considerazione che il sole risorge ogni giorno, mentre ai morti è precluso rivedere la luce vivida). Non si può escludere che il passaggio all’inumazione tra i greci abbia contribuito all’idea del regno dei morti “sotto terra”, l’Ades, la terra “dell’Invisibile”.
[4] Versi 613-617 della versione di Ipolito Pindemonte (1822) da Wikisource 


NB: immagini e citazioni non mi appartengono ma sono stati presi dal web e qui pubblicati a supporto dell'analisi. Questo blog non ha fini di lucro.

2 commenti:

GIOCHER ha detto...

Troverai anche il modo di parlare del terribile retaggio dell'immortaklità Fisica? Ossia la Follia per la memoria che diviene ingestibile e lo strazio per la caducità degli affetti più cari? E' una caratteristica riscontrata da tutte le culture/filosofie che se ne sono interessate.

Eugenio Marica ha detto...

Per i tempi stretti dell'Aperitivo (tutti aspettano che finisca iol relatore per lanciarsi sul vinello! :-p )ho solo fatto una carrellata di miti su ricerca (e fallimenti) relativi all'immortalità.
Si rimanga su queste pagine, e si avrà un resoconto (ampliato con approfondimenti) di quanto avvenuto
A presto
Eug