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domenica 10 gennaio 2010

REMYTHS - Ricetta mitica per un Musical Heavy Metal 1: Ingredienti


Ok, lo so. I Fratelli del Vero Metallo (e non Poser o i Fratelli del Falso Metallo) tra cui l'empio Saltatempo rabbrividiranno a vedere in successione le parole "Heavy Metal" e "Musical". Il Metallo richede epica. Un'Opera Rock, forse e certamente, ma un musical???

E' vero che il Musical Broadway\East End non privilegia l'epica. Più facile il romanticismo, la commedia, la parodia, la tragggedia. Eppure di Musicals rock, neppure tanto soft, ce ne sono stati: ad esempio Tommy, The Phantom of the Opera, Little Shop of Horrors, The Rocky Horror Show fino al recent We Will Rock You. Ma tutto molto rock, appunto, e poco heavy se non qua e là, nulla di "epicamente epico". Niente a livello di Saga.
E il vero Metallo non si può accontentare di meno di questo.

Ma è vero che il buon Ronald ha detto, nella sua raccolta di Miti che sono il Legendarium e i Volumi di Saggezza, che l'universo nasce dalla musica, quindi perchè non esplorare tutte le possibilità di "visualizzazione" e di "sacra rappresentazione" del mito che la Musica e i Canti ci trasmettono?

Così una sera d'estate di tanti anni fa l'idea e un titolo. Un confronto con gli amici. La proposta a un Vero Credente. Un canovaccio buttato giù. Lo scoglio delle canzoni.
L'idea sembra morire lì... ma il Metallo Liquido scorre dentro le Vene e riemerge (e che fai? Ti privi di un post?). Così eccoci qui.
Risorge dalle nebbia in cui l'Invasore dell'Inerzia lo aveva cacciato, l'idea di un Musical Heavy che sia davvero mitico.

Il primo punto da definire è: l'Heavy specie nella sua incarnazione dell'Epic Metal, ha una vera mitologia o pesca solo qua e là tra Case di Atreo e qualche Foresta zeppa di Orchi? Canzoni dei bardi o dedicate a Forodo lasciano intravedere una mitologia diversa e specifica del Metal o sono solo "prestiti" e omaggi a un mondo mitico che esiste al di fuori e al di là del Metallo?

L'Epic Metal pesca, inutile negare. Non me ne vogliano le legioni dei Fedeli, ma oltre all'omaggio a Thor di prammatica, qualche strizzatina d'occhio ai gusti del pubblico (pagante) non fa male in giorni di creatività bassa e di conto in banca da risollevare.
Attenzione: ciò non significa semplice operazione commerciale e ipocrita falsità! I Veri credenti hanno un loro bagaglio culturale (le mamme preoccupate diranno: "Cultura???"), e i gruppi (chissà perché l'Heavy mi fa venire in mente più gruppi che solisti...) hanno elaborato col tempo, strato su strato, canzone su canzone, non solo un modo di suonare e di cantare, ma anche delle tematiche ricorrenti, parole e immagini che alla fine hanno creato anche un linguaggio, un nucleo di testi e di rimandi... ovvero tutto ciò che è alla base di ogni mito.

Due sono i filoni tematici fondamentali che ci interessano qui (e non me ne vogliano i devoti dei sottofiloni).
Da un lato la Mano Sinistra, gli Epigoni del Principe delle Tenebre: per le mamme preoccupate i satanisti, insomma.
Dall'altro la Mano Destra (quella persa da Tyr): l'epica che si rifà alle saghe nordiche, anche per provenienza geografica dei "Progenitori" e, in misura minore, all'epica greco-romana. Il tutto condito con spruzzate del fantasy recente, specie nelle sue incarnazioni dell'Heroic Fantasy, della Sword and Sorcery, e dei sogni modello Tyler Durden in Fight Club... Uomini tornati cacciatori vestiti di pelli... l'onestà e l'onore di sporcarsi le mani e lottare per la sopravvivenza... la dignità della fedeltà al proprio clan... e neppure una presa elettrica cui attaccare gli amplificatori, però! Eccheccazz!

Bando alle ciance e tornando seri: nonostante i pipistrelli decapitati a morsi, in tante canzoni Heavy specie della Mano Destra, c'è un riprendere dalle saghe mitiche il concetto di popolo antico, del Codice d'Onore della Via del Guerriero, della Morte con Onore da preferire al Vivere nel Disonore, e soprattutto c'è l'eroe, erede di Conan di Cimmeria.
L'eroe ha una missione, spesso una missione di vendetta del padre, eroe prima di lui, caduto nel compiere il suo dovere a un solo passo dalla vittoria finale. Il figlio deve raccogliere la spada (elemento cardine), affrontare l'inaffrontabile, superare l'amato padre, rendersi degno degli antenati, riportare la pace (armata), vendicare i torti, sconfiggere la falsità, proteggere il clan.
E' un eroe mitico, che affronta imprese mitiche in un mondo che poco ha a che fare col nostro, un mondo forse più semplice, un mondo antico, un Paradiso Perduto in cui l'ipocrisia e la mancanza di coraggio (due lati della stessa medaglia chiamata Tradimento del Dettato degli Antichi) sono le colpe supreme.

Nel nostro mondo attuale, più grigio (dove forse siamo esuli) il clan diventa il gruppo di Fedeli della musica, il gruppo è il Bardo, la moto il destriero, la spada la chitarra, il giubbotto la corazza, i capelli la chioma di Sansone, la prova di coraggio è il mostrarsi con gli emblemi del propio gruppo nel mezzo di una società che non ha i Valori, la voce con parole taglienti e creatrici la lotta contro il nemico.
E con un tale armamentario (il paragone non vuole essere irriverente, ma solo l'estremo ribadire che nella voce del Buffone si nasconde la verità), i Tenacious D possono sconfiggere anche il Diavolo.
Ma allo stesso modo, col canto, Finrod Felagund lottò contro Sauron nella Prima Era, e col canto Luthien Tinùviel sconfisse il Signore dei Mutaforma.

Se pure la Mitologia Heavy non è corente e univoca, gli ingredienti mitici ci sono tutti. Perchè non farne un musical, allora?

Nota
Per gli Eretici seguaci del Falso Metallo dobbiamo forse spiegare che Ronald è ovviamente come veniva chianato nel suo clan il Sommo Creatore di Miti dell'Età Moderna, l'Ispiratore John Ronald Reuel Tolkien.
Cosa poi lui, distinto professore di Oxford, potesse pensare della marea Heavy Metal, che montava proprio all'epoca del suo veleggiare verso le Case di Mandos, non so. Temo che l'avrebbe vista come uno dei temi che Melkor produsse nelle Aule Senza Tempo di Eru Iluvatar.

giovedì 2 luglio 2009

Tutti figli di Evemero - Bestie, uomini e dei: Jack London e l’origine del mito 4

La saga di Zanna Bianca e del suo rapporto con gli dei assume coloriti particolarmente tragici nella parte quarta del romanzo.

Se il rapporto col primo padrone umano, l’indiano Gray Beaver, è basato su rapporti di forza e sottomissione spietati (Parte III Capitolo V: “Non voleva bene a Gray Beaver. Sì, lui era un dio, un dio molto selvaggio. Zanna Bianca era contento di riconoscere il suo dominio, ma era un dominio basato su una intelligenza superiore e una forza brutale.”), Zanna bianca viene tradito dal suo dio, e ceduto a “Bellezza” Smith, che già dal titolo del capitolo ci viene connotato come il “Dio pazzo”.

Un dio crudele, che trascina Zanna Bianca in abissi di violenza e di odio sempre più grandi. Zanna Bianca temeva Gray Beaver, ma odia “Bellezza” Smith che si diverte a bastonarlo, perché Zanna Bianca è più debole di lui.

E’ un circolo senza fine: un dio folle, insensato, che si rapporta ai suoi fedeli solo con la violenza e impone ai fedeli stessi di essere violenti contro i propri simili...

Zanna Bianca diventa sempre più il nemico della propria razza. Il suo crescere con gli dei ormai gli insegna solo la violenza, solo la sopraffazione. Un mondo che non può non ricordarci le concezioni che R.E. Howard metteva in bocca a Conan quando parlava dei suoi dei:

“Il loro capo è Crom. Abita in una grande montagna. Ma perché invocarlo? Ben poco gli importa se gli uomini vivano o muoiano. Meglio starsene zitti, che richiamare la sua attenzione; manderà sciagure, non fortuna! È spietato e senza amore, ma alla nascita soffia nell’anima dell’uomo il potere di lottare e uccidere. Cos’altro dovrebbero chiedere gli uomini agli Dèi?[...] Non c'è speranza né qui né dopo, nel culto del mio popolo [...] In questo mondo gli uomini lottano e soffrono invano, trovando piacere solo nella lucente follia della battaglia; morendo le loro anime entrano in un reame grigio e nebbioso di nuvole e venti gelidi, per vagare tristemente nell’eternità.” (R.E. Howard, La Regina della Costa Nera, 2)

In questo mondo di violenza, in cui lupo (e uomo) sono immersi, c’è però una speranza imprevista: l’arrivo di un altro dio, che saprà vincere le paure e il circolo di sopruso e morte, presentandosi come un “padrone per amore” (Parte IV Capitolo VI).
Weedon Scott non usa la violenza con Zanna Bianca: lo premia, lo segue, lo coccola, lo fa sentire al sicuro. E’ un dio generoso, giusto, ma non violento.
Ha il suo potere, ma non è quello della forza brutale, bensì quello dell’amore, del rapporto ancora una volta do ut des che però si basa sul dare disinteressato, che genera automaticamente il ricevere, senza che questo ricevere sia obbligatorio.
Con Scott Zanna Bianca potrà trovare la pace, finalmente: non sarà più solo, e troverà un rapporto d’equilibrio anche con i propri simili, divenendo padre.

Questa conclusione è ovviamente condizionata dalla realtà anche culturale e religiosa in cui viveva l’autore del romanzo: London è comunque uno scrittore inizi del XX secolo, vive e pubblica per gli Stati Uniti cristiani e persuasi del “fardello dell’uomo bianco” come picco evolutivo dell’umanità, ed è convinto che l’unica speranza per il “selvaggio” (sia esso un lupo o un uomo), sia quella di integrarsi nel mondo occidentale “civile” e accettare una religione monoteista (Zanna Bianca riconosce solo Weedon Scott come suo dio), basata su un messaggio di amore e accettazione, l’unica, a detta dell’autore, veramente produttiva.

Resta comunque il fatto che sotto a storia del lupo Zanna Bianca, sotto il Bildungsroman (romanzo di formazione) dell’animale, si nasconde una trattazione religiosa universale insospettabilmente approfondita (condivisibile o meno, ovviamente).
Niente male per un libro che viene spacciato semplicisticamente come uno dei “capolavori per ragazzi”!